I magnifici coniugi Laura

Un estratto dall'introduzione di Marco Magnifico ai libri Allemandi su Villa San Luca

Un interno di Villa San Luca. Foto © FAI - Fondo Ambiente Italiano
Marco Magnifico |  | Ospedaletti

Di seguito un estratto dall'introduzione di Marco Magnifico, vicepresidente esecutivo del Fai (Fondo Ambiente Italiano), pubblicata da Umberto Allemandi tra il 2006 e il 2008 nell'opera editoriale (tre volumi illustrati) Villa San Luca a OspedalettiLuigi Anton Laura: La vita, la casa Le ceramiche dell’Asia orientale della Collezione Laura. La villa riaprirà il prossimo anno.

«Uomo fortunato Gino Laura! Fortunato perché, nella vita, è riuscito a fare quello che da giovane sognava di fare. Fortunato perché il buon Dio gli diede tutte le qualità per farlo al meglio. Fortunato perché sposò una donna, Nera, che non solo lo amò, lo seguì e lo capì tutta la vita ma che ora, dopo la sua scomparsa, ne coltiva la memoria con amore, passione e pazienza pubblicando (a sue spese) e a beneficio della collettività (e in ciò seguendo l’esempio di Gino) una serie di straordinari libri sulla collezione.

Gino e Nera furono (sono!) una coppia straordinaria; estroso e quasi sregolato nel suo inquieto e quasi ossessivo accumulo di tesori lui; silenziosa, decisa, concreta lei; sempre pronta a soccorrerlo nel caso gli mancasse il nome di una dinastia o a indovinare, nei suoi occhi o nell’inclinazione della voce
[...] il bisogno di avere tra le mani un certo libro, o un catalogo d’asta o un articolo appena uscito sulla tal rivista.

Gino sognava, capiva e, perentoriamente (ma con quel suo grande cuore) ordinava; Nera
aggiustava il tiro, riconduceva Gino a ragione se il sogno era proprio troppo ardito, sempre però orgogliosa e divertita di condividere vita e passioni con quest’uomo così speciale.

Mi sono molto, molto divertito a Villa San Luca
[...]; mi divertivo a compiere, ogni volta, quella caccia al tesoro a sei occhi alla ricerca, commentata da loro, del nuovo oggetto o del nuovo allestimento (dov’è finito il servizio da tavolo di Orazio Nelson?”,“Vedrai, vedrai!”,“E la lucerna romana d’argento?”,“Boh! Non so”[...]); e mi divertivo anche ad andare a tavola dove Gino sceglieva, sempre come in una specie di gioco, il servizio di piatti (Sèvres, 18..., per la Malmaison!!); quello di posate (Vermeil 1790, appartenuto al visconte tal dei tali), quello (sempre stupefacente) di bicchieri mentre Nera, per fortuna, curava la cucina nella quale è maestra (Gino era anche golosissimo). [...]

I ricordi legati a Villa San Luca, e ai due coniugi Laura, sono per me ancora più preziosi e cari delle pur meravigliose porcellane cinesi [...] che saltavano fuori, come folletti, dai cassetti, dalle antine e dai segreti dei mobili di casa, aperti dalle agili dita di Gino, sempre esilarato dalla gioia di stupire il suo ospite; ma anche, ogni volta, se stesso».

© Riproduzione riservata Marco Magnifico
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