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Mostre

I favolosi Humboldt al Deutsches Historisches Museum

Alexander e Wilhelm personificazione di cosmopolitismo e multiculturalismo

«America» di François Baron Gérard (particolare). © Musée des beaux arts et d’archéologie de Besançon Foto: P. Guenat

Berlino. La migliore introduzione alla mostra dedicata ad «Alexander e Wilhelm von Humboldt» che il Deutsches Historisches Museum-DHM si appresta a inaugurare (dal 21 novembre al 19 aprile) l’ha scritta Raphael Gross, presidente dell’importante istituzione con sede in Unter den Linden: «I fratelli Humboldt sono sinonimo di discernimento, abilità diplomatica e curiosità scientifica. Nelle loro biografie sono evidenti anche i limiti di una ricerca scientifica vincolata al loro tempo insieme a un ideale di educazione da essi fortemente plasmato».

Si parla di una delle due coppie di fratelli più famose in Germania, insieme ai favolosi Grimm, costituita dalle due glorie berlinesi Wilhelm (1767-1835) e Alexander (1769-1859) a cui è stata già intitolata la prima delle Università della capitale tedesca e lo sarà a breve anche il Forum ospitato dal nuovo Castello (Schloß Berlin) di imminente apertura.

A ridosso del grande, attesissimo evento della sua inaugurazione e poco dopo le celebrazioni settembrine per i 250 anni di Alexander, ecco una mostra che si propone di raccontare vita e opere dei due fratelli facendone una sorta di paradigma per comprendere l’oggi e le sue molteplici problematiche.

L’accurato racconto delle loro biografie, degli studi e delle scoperte compiute in piena età illuminista, fanno luce sulle molte ombre del loro tempo e in parte anche del nostro quotidiano. Alexander, l’antropologo, etnologo ed esploratore e Wilhelm, il giurista, economista e filosofo, sono presentati come la personificazione primigenia di quei cosmopolitismo e multiculturalismo incarnati da sempre da Berlino, europei ante litteram in una fase storica di grandi cambiamenti, contraddistinta però da difficili equilibri politici e di potere, dalle guerre coloniali e dalla piaga dello schiavismo.

I 350 pezzi esposti anche grazie ai prestiti provenienti dalle collezioni vaticane, da Louvre, British Museum e Castello di Windsor aprono una prospettiva transnazionale su società, politica e scienza fine XVII-inizi XVIII secolo. Basata sui modi di vita molto diversi di Wilhelm e Alexander von Humboldt, la mostra illustra il rapporto tra conoscenza e potere, viaggio e conoscenza, uomo e natura.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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