I disadattati di Schinwald nel Torrione

Alla Fondazione Coppola prima personale italiana dell'artista austriaco

Camilla Bertoni |  | Vicenza

Nel 2011 rappresentavano l’Austria alla Biennale di Venezia, poi entrarono a far parte della Fondazione Coppola, nella collezione privata che dal 2018 ha trovato la sua sede espositiva nell’antico Torrione che Antonio Coppola ha acquistato, restaurato e donato al Comune di Vicenza. Sono i video «Orient A» e «Orient B» di Markus Schinwald (Salisburgo, 1973) esposti all’interno della sua prima personale italiana, riaperta fino a fine marzo, insieme ad alcune Marionettes, figure di bambini dallo sguardo ribelle manovrati da fili, a una serie di dipinti, dove l’artista si misura con la tradizione pittorica ottocentesca, e a opere di natura scultorea e installativa.

A sottolineare gli effetti di straniamento che il lavoro dell’artista austriaco induce, il titolo scelto dal curatore Davide Ferri per la mostra, «Misfits», traducibile con «disadattati». «Un luogo non semplice quello del Torrione, spiega il curatore, molto connotato e ricco di spigoli secchi, in cui viene esaltato il rapporto delle opere con lo spazio, in una specie di serrato corpo a corpo». Una scelta, quella dell’artista austriaco, che corrisponde, dopo la mostra di Neo Rauch e Rosa Loy, a una delle passioni del collezionista Antonio Coppola.

«La complessità dell’architettura di questo luogo, spiega ancora Ferri, si calibra con la disfunzionalità che esprime il titolo della mostra. Schinwald è un artista eccentrico, non riuscirei a ricondurlo entro una tendenza precisa, utilizza molti media che comprendono i video, la pittura e le installazioni: la mostra, anche se non può considerarsi un’antologica, racconta ampiamente per frammenti il suo lavoro, in maniera non certo esaustiva, ma molto articolata, e distribuita, in un crescendo verso l’alto, sui cinque livelli del Torrione. La stragrande maggioranza delle opere da lui realizzate negli ultimi vent’anni è il risultato di processi di manipolazione che investono, a vari livelli, sia il corpo che la relazione tra il corpo e gli oggetti, producendo effetti di sottile disagio».

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