I dieci Magnum scelti da Armani

I preferiti dello stilista, appassionato di fotografia ora nelle vesti di curatore per Save the Children, tra le opere dell’agenzia fondata nel 1947

«Puerto Cabezas» (1992), di Alex Webb. © Alex Webb, Magnum Photos «Khaje Abad» (2018), di Newsha Tavakolian. © Newsha Tavakolian, Magnum Photos
Ada Masoero |  | Milano

Negli spazi progettati da Tadao Ando per Armani/Silos, prosegue fino al 6 novembre la mostra «Magnum Photos. Colors, Places, Faces», con la quale Giorgio Armani sostiene i progetti di Save the Children. A curarla, insieme a Magnum Photos, è stato lo stesso Giorgio Armani, cultore da sempre della fotografia perché, spiega, «l’emozione che suscita è strettamente legata alla sorpresa nell’osservare la realtà da un punto di vista inaspettato».

L’esposizione rende omaggio alla mitica agenzia fondata nel 1947 dai maestri del fotogiornalismo Robert Capa, Henri Cartier-Bresson, «Chim» Seymour e George Rodger, cui presto si sarebbero aggiunti tanti altri talenti.

Giorgio Armani ne ha scelti dieci: Christopher Anderson, che racconta la Cina attraverso i volti dei suoi abitanti, Olivia Arthur, che guarda a Dubai con gli occhi di chi, partito da quello che era un villaggio e tornato dopo 50 anni, trova invece una colossale megalopoli.

Bruno Barbey che coglie il Marocco là dove rifugge la modernità e Werner Bischof che si lascia conquistare di fronte all’energia inestinguibile di New York. E ancora, René Burri, con la sua lettura sociopolitica dell’architettura, Harry Gruyaert, che si interroga sui litorali, luoghi di confine tra terra e acqua, Martin Parr, che indaga con occhio da entomologo la vita in Gran Bretagna, e Gueorgui Pinkhassov, che ritrae Tokyo e Venezia da angolazioni inedite.

Infine, Newsha Tavakolian narra la quotidianità in Iran, e Alex Webb restituisce i colori saturi e gloriosi dell’America Latina e dei Caraibi. «È l’attenzione alla realtà, commenta lo stilista, ciò che mi affascina delle loro fotografie, mai semplici reportage e tutte così diverse tra loro».

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