I cerchi di Kandinskij e la luce di Adnan

Al Guggenheim 80 opere del maestro russo illustrano la sua poetica, mentre si tiene una monografica sull’artista libanese-americana recentemente scomparsa

«La toile jaune» (1938) di Vasilij Kandinskij,  New York, Solomon R. Guggenheim Museum e «Untitled» (2014) di Etel Adnan, Collezione Ellen e Alan Meckler. © Etel Adnan
Viviana Bucarelli |  | New York

Per Vasilij Kandinskij i colori, le linee e le forme erano innanzi tutto il linguaggio dello spirito, come spiega nel suo storico trattato Lo spirituale nell’arte pubblicato nel 1912. Questa è fin dall’inizio e resta per tutto il suo percorso artistico l’idea centrale della sua poetica e della sua pittura.

Ed è proprio questa l’idea centrale della mostra «Vasilij Kandinskij: intorno al cerchio» che il Solomon R. Guggenheim Museum, attingendo alla sua collezione, presenta fino al 5 settembre 2022. L’esposizione comprende 80 opere tra dipinti, acquerelli e incisioni, oltre a una selezione di libri illustrati realizzati nel corso dell’intera attività artistica del maestro, dagli esordi a Monaco, ai contatti con l’Avanguardia russa, al Bauhaus fino agli anni vissuti in Francia e all’influenza del Surrealismo.

Fino al 10 gennaio il Guggenheim presenta anche la mostra «Etel Adnan: la nuova misura della luce», la prima mai dedicata da un museo newyorkese all’opera dell’artista libanese-americana scomparsa lo scorso 14 novembre, la cui vita ricca di influenze culturali e storiche si riflette nella sua opera sofisticata e multicolore.

La Adnan non era soltanto un’artista visiva, era anche poetessa, giornalista e autrice di Sitt Marie-Rose (1977) considerato uno dei romanzi che hanno forgiato l’identità del mondo arabo contemporaneo. Nata a Beirut nel ’25, da madre greca e padre siriano, da sempre parlava il greco, il francese e l’arabo. Aveva studiato filosofia alla Sorbona e ad Harvard e insegnato filosofia all’università in California.

A ispirare i suoi paesaggi era soprattutto la natura del Monte Tamalpais e quella attorno alla baia di Sausalito, dove viveva la maggior parte dell’anno. Ma in quanto ad artisti del passato era proprio Kandinskij, la sua anima gemella nell’arte, capace, come aveva detto lei stessa, di «trasformare il folklore in un’esperienza cosmica».

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