I cavalli si mettono in posa

Da Wannenes tre giorni di vendite tra maioliche, arredi e dipinti antichi

Un particolare della «Santa Cecilia» di Bernardo Strozzi (stima 40-70mila euro)
Elena Correggia |

La pittura genovese del primo Seicento trova una luminosa rappresentazione nell’asta di dipinti antichi allestita da Wannenes nel capoluogo ligure il 9 giugno. I due top lot sono infatti opere di Bernardo Strozzi, «Sant’Apollonia» e «Santa Cecilia», importanti per qualità e per la provenienza dalla collezione Chigi di Roma (valutate 40-70mila euro l’una). Una pennellata veloce, cromie calde e brillanti, forti contrasti fra zone di luce e di ombra, lumeggiature che accentuano volumi e profondità testimoniano la capacità di Strozzi di fondere in maniera innovativa e personale la conoscenza dei grandi artisti del tempo, da Rubens ai maestri del Manierismo lombardo.

Stesso secolo ma temperie diversa per la coppia di dipinti di Luca Giordano, raffiguranti due cavalli isabellini con staffiere (30-50mila) di dimensioni parietali e databili intorno all’ottavo decennio del XVII secolo. Si tratta di veri e propri ritratti equestri, significativi per monumentalità e naturalismo, antesignani del ritratto equestre di Maria Anna di Neuburg, conservato al Prado. Con stile e sensibilità differenti i cavalli sono protagonisti anche di «Corse alle cascine» (20-25mila), un piccolo olio su tavoletta firmato da Giovanni Fattori che ben traduce la pittura «a macchia» dell’artista livornese, abile nel rendere il dinamismo degli animali con tocchi rapidi di colore senza perdere di vista il realismo della scena e la cura di alcuni dettagli.
Alzata in maiolica bianca e blu, manifattura Guidobono, Savona, 1670-80 ca (stima 1.800-2.200 euro)
Nell’ambito delle arti decorative le aste genovesi di Wannenes si aprono invece il 7 giugno con una raccolta di 64 maioliche provenienti dalla collezione di una signora torinese. Un insieme di pregio, composto da pezzi in prevalenza liguri fra cui grandi piatti da parata per lo più bianchi e blu. A colpire sono anche quattro piatti di grandi dimensioni su fondo a tappezzeria e decori a figure orientali, definiti turcherie (tutti con stima 1.600-1.800). Fra gli oggetti più rari l’alzata Guidobono, databile al 1670-80 ca, decorata con l’episodio del Giudizio di Salomone, inserito in una scenografica prospettiva architettonica (1.600-2.200).

Il 7 e l’8 giugno da Wannenes si tiene anche l’incanto di arredi, sculture, ceramiche e oggetti d’arte in cui, accanto a mobili delle scuole regionali italiane dal XVII al XIX secolo, spiccano alcune proposte da Wunderkammer. Prezioso e destinato a custodire segreti e piccoli tesori, è lo stipo monetiere napoletano del Seicento in ebano e vetri eglomisé, ovvero vetri dorati nella parte posteriore per creare una finitura a specchio (20-30mila). Curioso e molto raro infine l’orologio notturno firmato da Ludovico Manelli a Bologna nel 1670 circa (20-40mila).
Orologio notturno con cassa in legno intagliato e dorato e mostra dipinta a olio da Ludovico Mattioli, 1670 ca (stima 20-40mila euro)
Presenta cassa in legno intagliato e dorato e sulla mostra dipinta a olio dal pittore Ludovico Mattioli si affaccia un quadrante con complicazioni dove compaiono, oltre alle indicazioni delle ore, anche un calendario completo e un quadrantino per i secondi. Nella parte inferiore della mostra si trovano le fasi e i giorni lunari, a destra il quadrante del datario e i giorni della settimana. Tutti i quadranti sono dorati al mercurio, traforati e cesellati al bulino. All’interno sono foderati da un tessuto di seta rosa che permette all’illuminazione di renderli leggibili durante le ore notturne.

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