I capolavori de Silvestri che nessuno voleva

Nel Palazzo Roncale una selezione delle oltre 200 opere donate dal conte Gerolamo e dal cardinale Pietro, ma rifiutate perché considerate «cose da rigattieri»

«Ester davanti ad Assuero» (1603-78), di Matteo Ponzoni
Camilla Bertoni |  | Rovigo

La storia di una famiglia, i de Silvestri, che ha connotato per secoli la storia del Polesine, e quella dei loro beni, con corpose raccolte d’arte. Alla loro estinzione, nel 1875, la loro munificenza innescò, al lascito della quadreria, una contesa tra due istituzioni. Non tanto per averla, ma al contrario per essere esentate dal riceverla in eredità. Le molte opere seicentesche o settecentesche, le copie volute per scopo di studio o decorativo, con i ritratti, le nature morte, i piccoli paesaggi e le opere devozionali, a quanto pare non suscitarono interesse, frettolosamente bollate come «cose da rigattieri». Se la raccolta fu vittima degli andamenti altalenanti del gusto e della moda, come scrive Enrico Maria Dal Pozzolo, la contesa rappresentò un evidente caso di miopia, come spiega Alessia Vedova, curatrice della mostra che intende mettervi riparo: «Il Conte e il Cardinale. I capolavori della Collezione Silvestri», aperta dal 2 dicembre 2023 al 10 marzo 2024 nel Palazzo Roncale di Rovigo.
«Paesaggio con contadini» (XVIII secolo), di Giuseppe Zais
«Basti pensare, ricorda la curatrice, alle grandi opere trecentesche e quattrocentesche di Nicolò di Pietro e Quirizio da Murano, tra i capolavori dell’attuale Pinacoteca, alle tele di Sebastiano Mazzoni, Giuseppe Nogari, Giovan Battista Pittoni, Pietro Della Vecchia, Giambattista Piazzetta, Pietro Longhi, Fra Galgario...». La mostra, nata da un’idea di Sergio Campagnolo, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, ha anche l’obiettivo di far conoscere la storia del casato de Silvestri e di ricostruire le vicende del cardinale Pietro nella Roma di metà Ottocento che, diventato sostenitore dell’Unità d’Italia, ne subì le conseguenze con una sorta di damnatio memoriae.

I due ultimi eredi, il conte Gerolamo e il fratello cardinale Pietro, a metà Ottocento scelsero, scrive Campagnolo nell’introduzione al volume che accompagna la mostra, «di trasferire l’intero patrimonio familiare a quella che oggi definiremmo come “collettività”». All’Accademia dei Concordi andò la biblioteca Silvestriana, con 40mila volumi tra i quali due codici mirabilmente miniati, la trecentesca Bibbia istoriata padovana, oggi smembrata tra l’Accademia di Concordi e la British Library di Londra e che si intende riunire per la consultazione online, e il Codice 220 della seconda metà del XV secolo.
«Santa Lucia e storie della sua vita» (1462-78), di Quinzio da Murano
Erano loro i proprietari della Casa del Petrarca ad Arquà, che andò al Comune di Padova, ancora oggi proprietario, mentre dal palazzo e altri beni prese vita il «Patronato-Scuola de Silvestri per le fanciulle povere». Più complesso il destino della quadreria che conta più di 200 opere e per la quale questa mostra, che presenta al pubblico una selezione di quelle più significative, costituisce punto di inizio per una approfondita campagna di studio «capitalizzando un evento espositivo temporaneo per farne patrimonio duraturo», scrive ancora Campagnolo. Divisa infine tra il Seminario Vescovile, il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, la recente confluenza della Pinacoteca del Seminario nella Pinacoteca dell’Accademia di Rovigo ha restituito alla collezione smembrata l’originaria unità auspicata dai suoi munifici donatori.

© Riproduzione riservata «Lot e le figlie» (XVII secolo), di Sebastiano Mazzoni
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