Ho ritrovato Democrito in riva al Caspio

Esplorazioni e trouvailles di Marco Riccòmini, giramondo storico dell’arte

Una carta geografica della regione del Mar Caspio e un busto raffigurante Democrito
Marco Riccòmini |

Sorride beffardo, gli occhi sgranati e la bocca storta in un ghigno. Democrito avrebbe da ridere se fosse in terra, qui con noi («si foret in terris, rideret Democritus», scriveva Orazio nelle Epistole), anziché smarrito in un corridoio del Museo Nazionale d’Arte dell’Azerbaigian di Baku, dove lo trovai, qualche estate fa. Cavato dal marmo da mani gemelle a quelle dell’angaranese Orazio Marinali, un tempo in coppia, come ci si aspetterebbe, con un busto di Eraclito piangente, finito chissà dove.

Riderebbe «a vedere come l’incrocio inconsueto di pantera e cammello o un elefante bianco attirino gli sguardi della folla; ma osserverebbe più attentamente la gente che la scena, perché lo spettacolo che offre sarebbe senza dubbio più interessante» («seu diversum confusa genus panthera camelo sive elephans albus volgi converteret ora; spectaret popolum ludis attentius ipsis»). Gran viaggiatore (lui
...
(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Marco Riccòmini