Gli scatti rianimano le sculture

Su richiesta della direttrice Paola Zatti, con il suo obiettivo Elisa Sighicelli è penetrata nel mondo segreto e sotterraneo della Gam

Paola Zatti, direttrice della Gam
Ada Masoero |  | Milano

Nei sotterranei della Gam, la Galleria d’Arte Moderna di Milano, «vive» un popolo di 800 figure: di bronzo, di marmo, di gesso, di cera, quei corpi femminili e maschili, quei volti e quelle erme compongono un’antologia della scultura milanese dell’800 e d’inizio ’900 e al tempo stesso, nella loro casuale disposizione, sembrano intrecciare dialoghi tra loro.

Paola Zatti, che da anni guida la Gam, ha chiesto a Elisa Sighicelli (Torino, 1968) di inoltrarsi nel deposito («l’anima invisibile del museo», la definisce) e di raccontarlo con il suo sguardo d’artista: «Le ho chiesto,ci spiega, di far rivivere quel mondo segreto, che è lì da lunghissimo tempo. E lei è stata l’ultima, insieme a noi, a vedere il deposito com’era, prima dei lavori di risanamento architettonico e di riallestimento che stiamo intraprendendo. Contiamo infatti di ricavare percorsi di visita in questi spazi, completando così il riordinamento dell’intera Galleria».

Ne è scaturita la mostra «As Above, So Below» (il titolo è un omaggio a Ermete Trismegisto), visibile sino al 3 luglio. Il percorso è costituito da 25 immagini fotografiche stampate su grandi tele di cotone che conferiscono un aspetto organico e materico all’immagine e un’installazione con stampe su gesso, perché «sono moltissimi i gessi che abitano il nostro deposito», chiosa Paola Zatti.

All’artista ha chiesto di lavorare «su gruppi di opere, per evocare quel mondo sotterraneo attraverso i dialoghi inediti che s’intrecciano tra le figure. Conoscevo la sua sensibilità nei confronti dell’arte antica e della scultura (lei nasce scultrice, del resto) ed ero rimasta colpita dalle sue immagini di antichi marmi stampate su marmo. Sapevo bene che in un luogo ricco di stimoli come il nostro deposito avrebbe saputo cogliere l’interazione tra le opere, traendone immagini di forte suggestione. Così è stato, perché ha realizzato opere visionarie, che lasciano molto spazio d’interpretazione al visitatore».

Da parte sua, Elisa Sighicelli conferma di aver «fotografato le sculture cercando di animarle, di renderle umane. Ho voluto parlare di relazioni umane e suggerire, in modo aperto, delle narrazioni». La mostra, in cui figurano anche due sculture del deposito, è accompagnata da un catalogo (Silvana) che, insieme a una ricca raccolta iconografica, riunisce saggi di Paola Zatti e di Jennifer Higgie, Salvatore Settis e Francesco Stocchi.

© Riproduzione riservata Uno scatto di Elisa Sighicelli
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