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Mostre

Gli anni romani di Mattia Preti a bottega da Gregorio

I rapporti tra il pittore calabrese e suo fratello analizzati in una mostra a Palazzo Barberini

«Cristo mostrato al popolo», di Gregorio Preti

Roma. È grazie al finanziamento dello studio legale Dentos (che ha festeggiato così i suoi tre anni in Italia) e a un restauratore esperto di Mattia Preti come Giuseppe Mantella, da anni all’opera sulle sue pitture a Malta e in Calabria, se oggi godiamo appieno della tanto affollata quanto enigmatica «Allegoria dei Cinque sensi» eseguita da Mattia insieme al fratello Gregorio, di dieci anni più vecchio di lui.

La grande tela di sapore caravaggesco (170 x 336 cm), conservata al Circolo Ufficiali delle Forze Armate nella Palazzina Savorgnan, finalmente e per la prima volta torna fruibile a tutti, esposta nella sua sede naturale di Palazzo Barberini. Ed è bello ritrovarla dopo l’interessante studio di Luca Calenne del 2016 sugli inizi romani di Mattia, «terzo fra i geni pittorici del Seicento italiano» come lo definì Roberto Longhi, in particolare proprio su questo dipinto datato ai primi anni Quaranta del XVII secolo: un «quadro per longo con diversi ritratti: chi sona, chi canta, chi gioca, chi beve e chi gabba il compagno», attestato nelle collezioni Barberini fin dal 1686.

Fresca di studi e analisi, e di pulitura, la tela è al centro della mostra «Il trionfo dei sensi. Nuova luce su Mattia e Gregorio Preti», dal 22 febbraio al 16 giugno a Palazzo Barberini, a cura di Alessandro Cosma e Yuri Primarosa. Lo scopo è scandagliare i primi anni di attività del talentuoso Mattia e la sua formazione nella bottega romana del fratello maggiore, più accademico, anche tramite il confronto con altre 11 opere: il precedente «Concerto con scena di buona ventura», ideale pendant dell’«Allegoria» prestato dall’Accademia Albertina di Torino, il «Cristo davanti a Pilato» della Coldiretti e il «Cristo che guarisce l’idropico» di collezione privata milanese, eseguiti anche questi a quattro mani, alcuni inediti di Mattia tra cui il «Cristo e la Cananea» del 1646-47, primo dipinto con data certa, un «Archimede» da Varese e un «Apostolo» da Torino pure esposti per la prima volta, e altro ancora, tra cui una «Testa di bambina con collana di corallo» ritrovata nei depositi della Galleria Corsini e proposta sempre per quei primi anni romani. In programma anche un ciclo di conferenze con Calenne, Curti, Lattuada, Mantella, Papi e i due curatori. Catalogo De Luca.

Federico Castelli Gattinara, edizione online, 20 febbraio 2019


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