Giotto e il parente di Giotto

Nella Basilica Inferiore restaurati gli affreschi delle vele del presbiterio e della Cappella della Maddalena

Una scena restaurata dagli affreschi della Basilica Inferiore
Stefano Miliani |  | Assisi

Nella Basilica Inferiore di San Francesco, dove un profluvio di colori e figure è stato dipinto su volte, pareti, archi e sottarchi da Cimabue, Ambrogio Lorenzetti, Simone Martini, Giotto e botteghe annesse, il capo restauratore del Sacro Convento Sergio Fusetti, con la squadra della società Tecnireco, ha restaurato gli affreschi della Cappella della Maddalena, la terza a destra guardando l’altare, e le quattro vele della volta a crociera sopra l’altare.

Il tecnico premette: «Adottiamo i criteri indicati dall’Istituto Centrale del Restauro e, dal 1997, dopo il terremoto, facciamo una manutenzione permanente e a tappeto di tutto il complesso grazie alla sinergia tra Sacro Convento e Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria».

Prima di intervenire sugli affreschi viene verificato lo stato di salute del contenitore architettonico e, se necessario, si provvede a rimediare e prevenire eventuali guasti, per esempio ai tetti. Nella volta quadripartita sopra il presbiterio su fondo dorato sono raffigurate l’Apoteosi di san Francesco e le allegorie delle tre Virtù della regola francescana, l’Obbedienza, la Castità e la Povertà, con angeli. Le scene sono attribuite a due giotteschi detti Parente di Giotto e Maestro delle Vele.

Il restauro ha rimediato all’offuscamento causato dal vapore acqueo emesso da turisti e fedeli svelando dorature più nitide e volti con un più dolce incarnato. «Ogni intervento è reversibile e sotto la sorveglianza della Soprintendenza», specifica il capo restauratore qui in servizio dal 1974.

Nella Cappella della Maddalena gli affreschi con sette storie della santa distribuiti su circa 250 metri quadrati sono invece stati realizzati da Giotto e allievi all’inizio del Trecento. Tra scene come la resurrezione di Lazzaro o l’ascesa in cielo, gli angeli punteggiano i racconti con toni luminosi e una sobria compostezza.

«Nella Cappella c’erano cadute di colore, il deposito del pulviscolo e del vapore acqueo, danni provocati da infiltrazioni d’acqua, spiega Fusetti. L’ultimo vero restauro fu nel 1968 da parte dell’Icr, cui sono seguiti piccoli interventi di manutenzione. Il terremoto del 1997 non aveva causato danni evidenti, però aveva allentato gli intonaci. Di ogni superficie abbiamo fatto la fotogrammetria con laser».

Rimossi depositi e strati di sporco accumulatosi in passato anche per il fumo delle candele, la volta ha riacquistato nitore come attestano minuscoli tasselli invisibili da terra lasciati per confrontare il prima e il dopo. «Le parti più critiche erano la volta, la cena a casa del fariseo e la resurrezione di Lazzaro, prosegue il restauratore. In quella parete estese efflorescenze saline in superficie offuscavano la leggibilità degli affreschi e avevano provocato microdistacchi di intonaco dipinto dal supporto murario. Abbiamo consolidato i volti e, oltre a una pulitura, abbiamo rimosso alcune stuccature in gesso. Ma se qui si parla di manutenzione straordinaria l’intervento fa parte di un fondamentale programma di manutenzione ordinaria».

La spesa annuale del Sacro Convento per i restauri, intorno ai 200mila euro, è sostenuta in parte dal Ministero, in parte dal Convento, in parte da benefattori da tutto il mondo. La volta del presbiterio è costata 390mila euro, la Cappella della Maddalena 395mila euro.

© Riproduzione riservata Sergio Fusetti durante il restauro degli affreschi della Cappella della Maddalena. Assisi, Basilica Inferiore. Foto Archivio Fotografico Sacro Convento, Assisi Una delle vele della volta del presbiterio durante il restauro. Assisi, Basilica Inferiore
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