Giacomo Boni, pioniere del metodo stratigrafico

Al Foro Romano e Palatino una mostra per il precursore dell’archeologia moderna, scopritore del Lapis Niger e primo a usare l'aerofotografia

Il Foro Romano. © Archivio storico fotografico PArCO Il Comizio e il Lapis Niger nel 1899, anno della scoperta. © Archivio storico fotografico PArCO
Arianna Antoniutti |  | Roma

Dal 15 dicembre Foro Romano e Palatino ospitano la mostra «Giacomo Boni. L’alba della modernità» (fino al 30 aprile, catalogo Electa), dedicata all’archeologo che tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento ha contribuito a delineare il profilo delle medesime aree archeologiche con pioneristiche campagne di scavi e fondamentali scoperte.

Giacomo Boni (1859-1925), veneziano, architetto oltre che archeologo, inizia la sua carriera come ispettore ai musei, gallerie, scavi presso la Direzione generale delle antichità e belle arti. Già durante questo primo incarico (1888-98) si dedica alla creazione di un catalogo dei monumenti e di un gabinetto fotografico.

Mosso dal convincimento che sia indispensabile, al fine della tutela dei beni, un’opportuna documentazione fotografica, non appena assume la direzione, nel 1898, dell’ufficio scavi del Foro Romano, conduce campagne di indagini rilevate grazie all’utilizzo del pallone frenato e del dirigibile.

È la prima volta che l’aerofotografia viene utilizzata in ambito archeologico, e non meno innovativa e anticipatrice dei tempi è la metodologia di scavo da Boni adottata, ossia il metodo stratigrafico. Fra le sue scoperte più rilevanti è il rinvenimento, nel 1899, del Lapis Niger, l’area, all’interno del Foro, tradizionalmente associata alla morte e sepoltura di Romolo.

La mostra è suddivisa in quattro sedi: il Tempio di Romolo, che ospita la sezione dedicata alla vita di Boni, con documenti, fotografie e il pallone frenato utilizzato per i rilevamenti aerei, la Rampa domizianea, le Uccelliere Farnesiane sul Palatino e Santa Maria Nova.

Negli ambienti delle Uccelliere, dove Boni dal 1910 visse, sono raccolte opere di artisti a lui contemporanei, come la conca bronzea con bufali di Duilio Cambellotti, l’orcio in maiolica di Adolfo De Carolis, entrambi da collezione privata, e l’olio su tela «Coro greco» di Francesco Netti dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

Alfonsina Russo, direttore del Parco Archeologico del Colosseo, ci illustra l’ultimo segmento della mostra, ospitato a Santa Maria Nova: «La sezione della mostra è dedicata in generale all’attività archeologica di Boni al Foro Romano e in particolare al museo forense voluto da Boni all’inizio del Novecento. Si inscrive nel racconto di questa figura atipica di archeologo, anticipatrice per molti versi, che ha trasformato non solo lo studio della disciplina, ma ha anche messo in evidenza l’importanza della comunicazione delle scoperte al grande pubblico.

Un fine che Giacomo Boni raggiunge non solo attraverso le parole, ma anche abbinando i linguaggi tradizionali a quelli delle “nuove tecnologie” allora disponibili. Abbiamo voluto mettere in luce i suoi criteri espositivi arrivando persino a esporre alcune teche disegnate dallo stesso Boni e con l’organizzazione dei reperti da lui voluta.

Il suo principio consisteva nel rispettare l’integrità dei complessi riportati in luce, considerando importanti tutti i materiali: manufatti, resti antropologici, botanici, faunistici. È importante anche il luogo che lui sceglie per creare l’Antiquarium: all’interno del restaurato chiostro quattrocentesco di Santa Maria Nova, restauri che allora portarono alla luce non solo le trasformazioni dal Trecento al Settecento del chiostro stesso, ma anche parte della pavimentazione del pronao della cella dedicata alla dea Roma.

Tutti elementi che il percorso di mostra oggi mette in luce, grazie anche a un recente intervento di manutenzione che restituisce al grande pubblico questi spazi, negli ultimi decenni riservati agli uffici della nostra amministrazione
». La mostra è a cura di Alfonsina Russo, Roberta Alteri, Andrea Paribeni con Patrizia Fortini e Alessio De Cristofaro.

© Riproduzione riservata Giacomo Boni nel suo studio presso le Uccelliere Farnesiane © Archivio storico fotografico PArCO
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