Galleria Milano: 300 mostre dopo...

Trasloco in vista nella zona di Fondazione Prada e Ica per lo spazio fondato da Carla Pellegrini

Carla Pellegrini negli anni Ottanta. Courtesy Galleria Milano
Ada Masoero |  | Milano

Sono passati quasi 60 anni da quando Carla Pellegrini, con il marito Baldo, fondava la Galleria Milano in via della Spiga; quasi 50 da quando, nel 1973, si trasferiva negli spazi a piano terra (uno, con soffitto affrescato dalla scuola di Andrea Appiani) di un antico palazzo affacciato su via Manin e via Turati. Presto vedova, la minuta e indomita Carla Pellegrini non si perse d’animo, e continuò a fare della galleria quel centro di arte e cultura, di politica e dibattito, che era sempre stata.

In queste sale, dopo la mostra inaugurale «Falce e Martello» di Enzo Mari si sono susseguite oltre 300 esposizioni tra personali (di Baruchello, Varisco, Calderara, Veronesi e altri) e collettive di movimenti artistici internazionali. Ora però la Galleria Milano deve chiudere i battenti: «Dopo oltre 48 anni, la proprietà non ci ha rinnovato il contratto. Dovremo lasciare questi spazi», ci spiega Nicola Pellegrini, famoso artista (spesso con la moglie Ottonella Mocellin) che, scomparsa nel 2019 la madre, è diventato anche gallerista.

«Poiché vivo a Berlino, quando la mamma è mancata, ho pensato di chiudere ma non mi sentivo di disperdere un simile patrimonio di memoria e di storia. Ho perciò proseguito la programmazione, iniziando con la ricostruzione della mostra di Mari, che avevo visto da bambino, e intervallando le rassegne di artisti storici della galleria con quelle di autori di oggi che stimo (Fresia, Voltolina, Oberti, Comani, Arena, Viel, ndr)».

Tuttavia, quando finirà la collettiva «di congedo», la galleria dovrà spostarsi in un nuovo spazio: «È nella zona delle Fondazioni Prada e Ica e sarà un deposito-archivio, con un piccolo spazio espositivo. Forse più una Fondazione che una galleria, continua Pellegrini, sebbene questa formula non sia esclusa, poiché so di poter coinvolgere tanti artisti, anche internazionali, accendendo un dialogo intergenerazionale con la collezione della galleria. Intanto stiamo digitalizzando l’archivio, con Giorgio Zanchetti del Politecnico di Milano, Francesco Tedeschi dell’Università Cattolica e i loro studenti. Sarà un archivio aperto al pubblico, destinato in futuro alla città o all’università».

Ma fino al 30 giugno si può ancora visitare la sede storica, dove continua la mostra «Here. Between Not-Yet and No-More», in cui molti artisti rendono omaggio con i loro lavori alla storia della Galleria Milano. Che, proprio per questa sua storia, meriterebbe un supporto dalla città.

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