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Musei

Emergenza Mercalli

Intervista alla Direttrice generale per la Sicurezza del Patrimonio culturale

Marica Mercalli

Nel nostro Paese, dove la prevenzione si invoca e di solito non si pratica (salvo poi stupirci per le conseguenze di terremoti o disastri naturali, i cui effetti sono di norma aggravati dalla malagestione urbanistica), ha iniziato la sua attività la Direzione generale per la Sicurezza del Patrimonio culturale, istituita nel dicembre scorso dal ministro Franceschini nell’ambito della più recente riorganizzazione del Mibact.

La guida Marica Mercalli: nata nel 1956 a Roma, storica dell’arte, ha diretto la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria dal giugno 2016 allo scorso aprile, gestendo in prima persona le conseguenze del terremoto del 2016. Tra gli altri incarichi, dal 2012 al 2014 è stata soprintendente ai Beni storico artistici ed etnoantropologici delle Province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso.

A che cosa serve una Direzione per la Sicurezza del Patrimonio?
Ha due sfere di azione e due servizi operativi. Una è la prevenzione. Con ciò intendiamo un coordinamento per migliorare l’azione per la sicurezza del patrimonio culturale nei cosiddetti «tempo di pace» e «tempo di guerra». La prevenzione deve essere a lungo raggio: cerca di affrontare tutte le criticità e di mettere a fuoco situazioni di rischio per il patrimonio mobile e immobile e di individuare misure per il contenimento di quel rischio.

Questa nuova Direzione serve a fronteggiare momenti di emergenza ricorrenti: non esiste solo il terremoto, pensiamo all’acqua alta a Venezia del novembre 2019, alle frane, agli smottamenti. Quei momenti vanno affrontati avendo idee molto chiare sui protocolli e le procedure da mettere in atto e facendosi trovare pronti, perché una fase di prevenzione per la messa in sicurezza crea le condizioni migliori per tutelare il nostro patrimonio culturale. Il secondo campo d’azione è proprio quello della gestione delle emergenze e della successiva fase di ricostruzione delle aree colpite.

Questa nuova Direzione deve dunque fare sistema, anche rispetto a esperienze già avviate, avendo competenze in alcuni casi tangenti rispetto a quelle della Direzione generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio e a quelle della Direzione Musei, già esistenti, e deve dialogare con chi si occupa di sicurezza come la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, il Nucleo di Tutela del Patrimonio culturale dei Carabinieri che è una costola e braccio operativo del nostro Ministero.


Lei può ordinare interventi? Ne ha il potere?

Ci sono due livelli: quello delle linee guida e quello delle prescrizioni. Una Direzione generale coordina e fornisce un orientamento, mentre attraverso lo strumento delle prescrizioni dialoga con i suoi interlocutori e può stabilire misure di intervento.

Per esempio dobbiamo raccordarci con le altre direzioni del Ministero per migliorare i sistemi di controllo e protezione nei musei e con le situazioni territoriali su un tema determinato, quello della sicurezza dei beni culturali «diffusi».

Con questa nuova struttura il ministro Franceschini vuole dare il segnale che vengano messe a frutto e coordinate le esperienze sul campo già maturate: nel mio caso non solo il terremoto perché non è l’unica emergenza che ho affrontato.


Ha forze a disposizione?

Il compito dei primi mesi sarà creare una struttura con un suo organico e alla quale vengano assegnati finanziamenti perché questa Direzione ne faccia un giusto e corretto uso indicando le priorità di spesa. È come arrivare in un appartamento dove va attivato tutto. Adesso siamo alla fase di costruzione della macchina.

Ma fortunatamente non si parte da zero: c’era l’Unità per la Sicurezza diretta dal prefetto Fabio Carapezza Guttuso che ha già provveduto ad azioni di prevenzione e a interventi di sicurezza e che nell’ultima emergenza, successiva al terremoto del 2016, ha coordinato, a capo dell’Unità di crisi nazionale, le Unità di crisi regionali istituite presso i Segretariati regionali, secondo l’ultima direttiva ministeriale.

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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