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Mostre

Due generazioni da Glenda Cinquegrana

Emblema, Francolino e Scodro inaugurano la nuova sede della galleria

«Senza titolo» (1996), di Salvatore Emblema. Cortesia di Glenda Cinquegrana Art Consulting

Per inaugurare la nuova sede nell’area di Porta Venezia, in un palazzo degli anni ’20 in via Settembrini 20, Glenda Cinquegrana (attiva con la sua galleria dal 2006) ha voluto mettere a confronto il lavoro di tre artisti di due generazioni diverse, accomunati però dallo stessa sensibilità verso l’ecologia, dall’identico amore per la natura, e dalla riflessione, propria di tutti loro, su spazio, colore, materia, luce.

La rassegna «Emblema, Francolino, Scodro» (dal 14 ottobre all’1 dicembre, curata dalla gallerista, con testo critico di Denis Isaia) prende le mosse da Salvatore Emblema (Terzigno, Napoli, 1929-2006), di cui espone opere degli anni ’80 e ’90, esemplari del percorso a ritroso dal minimalismo alla materia. Chiamato nel 1957 negli Stati Uniti da David Rockefeller, suo estimatore, Francolino avvicinò Mark Rothko, la cui impronta si manifesta evidente nei suoi dipinti di juta grezza «detessuta» (da cui sfilava fili della trama) e pigmenti realizzati con terre vesuviane, con cui entrava in connessione con il territorio di cui si sentiva parte.

Dei più giovani Andrea Francolino (Bari, 1979) e Alberto Scodro (Nove, Vicenza, 1984), il primo lavora sul tema della crepa («Nella crepa vedo l’universo», dichiara), declinato nei materiali più diversi, tra materia corposa e trasparenza totale (in mostra figurano anche lavori di vetro, come «Caso x Caos x Infinite Variabili», percorso da fratture non controllabili dall’artista), esplorandone le valenze estetiche, etiche ed ecologiche. Il lavoro di Scodro condivide invece con quello di Emblema la pratica della trasformazione dei materiali, legati nel suo caso alla campagna veneta, in cui è nato: sculture nate dall’aggregazione di minerali fusi in forni speciali, in cui la materia naturale si trasmuta alchemicamente in altro da sé.

Ada Masoero, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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