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Mostre

Due espressionismi a confronto

Le collezioni Braglia e Johenning in contemporanea al Leopold Museum di Vienna

A sinistra, Emil Nolde, «Sommergäste», 1938–45. © Fondazione Gabriele e Anna Braglia, Lugano. Foto: Christoph Münstermann, © Nolde Stiftung; a destra, «Volto del Salvatore. melodia spirituale» (1922) di Alexej von Jawlensky. © Stiftung Renate und Friedrich Johenning - Foto di Linda Inconi-Jansen

«Espressionismo tedesco. Le collezioni Braglia e Johenning», aperta dal 15 novembre al 20 aprile al Leopold Museum, è la presentazione di 130 opere da due rilevanti collezioni private incentrate sull’Espressionismo tedesco, quella elvetica di Gabriele e Anna Braglia e quella tedesca di Friedrich e Renate Johenning.

In contemporanea il Leopold dedica una mostra a Richard Gerstl e una a Vienna attorno al 1900 offrendo l’occasione di un ampio raffronto tra Espressionismo tedesco e austriaco: «Si differenziano fortemente, ci dice il direttore Hans-Peter Wipplinger, c’è una visione del mondo completamente diversa, sia dal punto di vista formale e estetico, sia da quello filosofico. E poi vi sono le scelte cromatiche: quelle austriache sono più legate alla terra, più cupe, più scure. Ci premeva dunque mostrare i due Espressionismi in parallelo: ai piani superiori c’è la possibilità di confronto con 4 sale di opere di Schiele e 2 sale di Kokoschka, mentre nella mostra di Gerstl, oltre a un’ampia scelta di suoi lavori, vi sono anche opere di altri espressionisti europei come Van Gogh e Edvard Munch. È quindi possibile confrontare diverse varianti dell’Espressionismo».

Molte sono anche le differenze tra le due collezioni ospiti: «Vi sono artisti molto presenti nell’una, penso per esempio a Paula Modersohn-Becker, di cui la collezione Johenning ha numerose opere di primo piano, mentre quella di Braglia non ne ha nessuna. Al contrario nella raccolta di Braglia vi sono 5 stupende opere di Marianne von Werefkin, mentre Johenning non ne ha. Entrambi sono appassionati di Ernst Ludwig Kirchner, mentre Kandinskij è presente solo in Braglia. I due corpus hanno quindi lo stesso focus ma riflettono passioni e orientamenti diversi, prosegue Wipplinger. Insieme coprono uno spettro molto ampio: non solo Brücke e Blaue Reiter, ma anche artisti che sfuggono a catalogazioni: Paula Modersohn-Becker, appunto, o Paul Klee, che hanno scelto un percorso autonomo».

Curata da Ivan Ristić, la mostra presenta opere fra l’altro di Emil Nolde, Max Pechstein, Ernst Ludwig Kirchner, Erich Heckel, Vasilij Kandinskij, Alexej von Jawlensky, Marianne von Werefkin, August Macke, Franz Marc, Paula Modersohn-Becker, Paul Klee e Lyonel Feininger.

da Il Giornale dell'Arte numero 402, novembre 2019


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