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Libri

Due anni con Dylan

La doppia anima del premio Nobel nei ritratti di Schatzberg a metà degli anni Sessanta

Fotografia per la copertina del Saturday Evening Post del 1966. Foto credit: Jerry Schatzberg

È sufficiente leggere le prime righe del celebre articolo scritto da Al Aronowitz per il «New York Herald Tribune» nel 1965, posto in apertura di volume, per comprendere come questo Dylan/Schatzberg sia qualcosa di diverso dalla semplice raccolta delle foto scattate per lo più nel biennio 1965-1966 dal fotografo al nuovo astro della musica folk-rock americana (Skira, Milano, pgg. 261, € 55,00). Oltre ovviamente a Dylan, in quelle prime righe sono infatti citati nell’ordine Andy Warhol, Elvis Presley, Brian Jones e Robbie Robertson, vale a dire i protagonisti di una stagione della cultura e del costume che stava vivendo i suoi anni d’oro, ancora ricchissima di quelle energie e di quelle idee che stavano cambiando, per sempre, la società e l’arte dell’Occidente.

Però, è indubbio che il libro sia innanzitutto la celebrazione dell’incontro tra un ancora giovane ma affermato fotografo, Jerry Schatzberg (nato nel 1927 a New York, passato alla regia negli anni Settanta), e il futuro premio Nobel, allora uno dei protagonisti della nuova scena musicale americana, peraltro in piena svolta rock e quindi anche alle prese con le contestazioni di alcuni dei suoi fan più ortodossi della prima ora. Dylan dunque furoreggia in queste immagini, e ne viene fuori alla perfezione la doppia anima, quella di musicista e personaggio introverso, chiuso in se stesso, e quella di uomo di spettacolo, capace comunque di muoversi con grande confidenza davanti alla macchina fotografica, fino al punto da inscenare gag comiche.

Le immagini sono sempre accompagnate, in un volume molto ricercato nella grafica e nell’impaginato, dalla conversazione tra il fotografo e Jonathan Lethem, che sostanzialmente descrive le occasioni nelle quali le fotografie sono state prese: la registrazione in studio di Highway 61 Revisited, un concerto al Club Ondine, quello di Mineola, la seduta per la copertina del disco Blonde on Blonde (ivi compresa la ricostruzione della celebre vicenda della pubblicazione di un ritratto di Claudia Cardinale non autorizzato dall’attrice, che costrinse la casa discografica al ritiro della copertina e al suo rifacimento), una curiosa intervista con Lady Suffolk.

Brani di vita, dunque, e insieme occasioni per comprendere la nascita di un mito, e la centralità che in questa affermazione ha avuto anche l’immagine, così attentamente distillata dal cantautore. In queste fotografie, Dylan lascia pochissimo al caso, e la sequenza più lunga è quella in cui appare con il suo consueto fare meditabondo, immerso nei suoi pensieri, come da tradizione della ritrattistica del poeta maudit. Insieme a questa autentica full immersion nella persona e nel personaggio Dylan alla metà degli anni Sessanta, che farà la gioia dei tanti fan del cantautore, il volume dispensa qua e là alcune perle della creatività di Jerry Schatzberg, che proprio in quel periodo toccava anche figure come quelle dei Beatles o di Frank Zappa, per il quale elaborò la celeberrima copertina di We’re here only in It for the money del 1967.

Walter Guadagnini, da Il Giornale dell'Arte numero , dicembre 2018


  • Bob Dylan. Foto credit: Jerry Schatzberg

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