Dovremmo essere felici come dei re

Sul ruolo e sulla necessità di un Museo della Moda in Italia, l’editoriale di Giacomo Santucci, «guru» della moda mondiale, già top manager di Ferragamo, Prada e Gucci

Giacomo Santucci |

Baudelaire nel 1863 scrisse nel «Figaro» un saggio sul «Pittore della vita moderna», in cui le sue rêverie hanno per oggetto la figura dell’artista, la bellezza, l’immaginazione, le donne e la Moda, alla ricerca del significato di questi temi e di come essi rappresentino l’essenza della modernità.

L’arte per metà è legata alla modernità, alla magia del transitorio, del contingente, e per metà è legata all’eterno immutabile. Questa alchimia lega passato e presente e prepara il futuro nella comprensione di oggi. Questo processo richiede una figura di «uomo universale», libero e spregiudicato, contraddittorio e paradossale, un uomo del mondo intero che comprende il mondo stesso e le ragioni più misteriose dell’universo, e per il quale la curiosità è il punto di partenza. Potremmo calare queste considerazioni inerenti all’artista moderno nel ruolo del «direttore creativo» di
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