Diventare Van Dyck

All’Alte Pinakothek la costruzione della fama del pittore fiammingo in oltre 100 opere

«Autoritratto “Italiano”» (1620-21 ca) di Anton van Dyck, Monaco di Baviera, Alte Pinakothek. © Bayerische Staatsgemäldesammlungen, Alte Pinakothek, München
Giovanni Pellinghelli del Monticello |  | Monaco di Baviera

Dal 25 ottobre al 2 febbraio l’Alte Pinakothek di Monaco celebra Anton van Dyck (1599-1641), pittore di sovrani, guerrieri, artisti e dame di straordinaria eleganza di cui catturò l’essenza con vitalità psico-sociologica senza pari.

La mostra di Monaco, a cura di Mirjam Neumeister con Julia Thoma, focalizza il percorso formativo di Van Dyck sia verso la fama sia verso la pienezza della sua poetica: percorso non facile, con gli esordi all’ombra del genio trionfante di Rubens, la cui influenza è palpabile nei primi dipinti di Van Dyck, e che lo vide giungere alla definizione del suo stile personale solo col soggiorno in Italia e lo studio ravvicinato della pittura veneziana di Tiziano e Tintoretto.

Artista sempre in evoluzione nella creatività e negli obiettivi pittorici, Van Dyck raggiunse nella ritrattistica il suo più vivido splendore e la sua chiave poetica inconfondibile, affermandosi come il
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