De Lucchi, sarto del legno

Da Antonia Jannone 18 composizioni di disegni e 11 sculture del designer e architetto

Un'opera della serie «Legni cuciti» di Michele De Lucchi
Ada Masoero |  | Milano

Legni cuciti: un refuso? Un ossimoro? Nulla di tutto ciò, se ci si riferisce a una personalità geniale come Michele De Lucchi, architetto e designer di fama internazionale ma anche, per passione, artista-falegname, in un atelier dove coltiva la sua creatività parallela, da vero «homo faber».

E proprio «Legni cuciti» è il titolo della sua nuova personale (la sesta) presentata dal 1 dicembre al 12 febbraio a Milano da Antonia Jannone, gallerista specializzata in disegni d’architettura: «ci conosciamo dai tempi di Memphis, con Ettore Sottsass, ci dice. Da allora non ho mai smesso di ammirare il suo lavoro, anche perché da sempre sono affascinata da chi, come lui, trova il tempo e il modo di rinchiudersi nei propri sogni».

In mostra sono esposte 18 composizioni di disegni e 11 sculture, fatte di legni che paiono levigati dal mare, poi «cuciti» tra loro con punti metallici, in modo da dar vita, come spiega l’autore, ad architetture dotate di «un’estetica imperfetta, che mi ricorda gli edifici antichi, costruiti con tecniche artigianali, che sempre esprimeranno la felicità del fare».

Nessuno meglio di lui può spiegare la natura di questi oggetti che seducono al primo sguardo, per la sapiente, ancestrale manualità di cui sono intrisi e per l’idea di libertà che portano dentro di sé: «Cucire il legno pare un’idea controintuitiva, perché il legno è un materiale che solitamente si incolla, si incastra, si intarsia e presuppone una lavorazione meccanica per ottenere superfici perfettamente combacianti.

Invece, cucendo il legno, o legandolo, non c’è bisogno di perfezione geometrica, anzi posso collegare strettamente parti disomogenee, che non hanno punti di contatto, in una composizione armoniosa e solida. Cucire i pezzi di legno mi lascia libero di lavorare più intuitivamente, di trattare il materiale nella sua forma originale e costruire oggetti dove è evidente la sensibilità umana insita nelle cose fatte a mano
».

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