Da Orsi un omaggio a Canova

Nel bicentenario della morte dell’artista un raffinato allestimento con alcuni capolavori

«Maddalena penitente» di Antonio Canova (particolare)
Ada Masoero |  | Milano

Un rapporto complesso, quello tra Antonio Canova e Milano. Delle tre grandiose statue che il maestro avrebbe dovuto realizzare per la città (due delle quali per il Foro Buonaparte, sognato da Napoleone ma mai realizzato), nessuna giunse infatti a destinazione: il bronzo di «Napoleone come Marte pacificatore», nel cortile del Palazzo di Brera, è infatti tratto dal calco del marmo originale, conservato a Londra nella Apsley House, la dimora-museo del duca di Wellington: colui che lo sconfisse a Waterloo. Né Milano, in questo secondo centenario della morte celebrato da tutte le città canoviane (e non solo), gli ha dedicato alcuna mostra istituzionale.

Lo fa, invece, la Galleria Carlo Orsi, che dal primo al 22 dicembre presenta «Capolavori di Canova. Un omaggio nel bicentenario della morte», in cui il curatore, Fernando Mazzocca, ha riunito opere e sculture di collezioni private: «Come già lo scorso anno nella mostra su Napoleone», spiega Carlo Orsi, «nulla è in vendita ma, avendo io l’opportunità di confrontarmi con studiosi o direttori e curatori di musei, penso che sia necessario e doveroso fare mostre che vadano al di là del mercato. È stato Fernando Mazzocca, infatti, a segnalarmi alcune delle opere esposte, e Barbara Guidi (direttore dei Musei Civici di Bassano del Grappa, Ndr) ha prestato due importanti disegni di Canova, mentre Omar Cucciniello (conservatore della GAM di Milano, Ndr) ha contribuito alle schede».

Fulcro della mostra, il modello di gesso del capolavoro «Venere e Adone» del 1794 (il marmo, realizzato per il marchese Berio di Napoli, è al Musée d’Art et d’Histoire di Ginevra), cui sono affiancati i due disegni dei Musei Civici di Bassano, che gli sono strettamente collegati. L’immagine di Canova è evocata da due suoi famosi ritratti, uno dei quali, appartenuto al grande studioso Hugh Honour, è opera dell’amico inglese Thomas Lawrence, che lo ritrae come un dandy, avvolto in una veste di velluto rosso bordata di visone; l’altro, più sobrio e ravvicinato, è un olio su carta del milanese Andrea Appiani, accostabile a quello della GAM di Milano, su carta anch’esso.

Dell’amico Giuseppe Borsato è il dipinto che raffigura aulicamente l’atelier di Canova, e a lui si deve anche la «Veduta ideale» in mostra, mentre sono di mano di Canova l’erma di «Domenico Cimarosa» (dal busto marmoreo della Protomoteca del Campidoglio), «un’opera inconsueta, commenta Orsi, per la resa naturalistica del volto», e un importante dipinto inedito, ispirato alla celebre scultura della «Maddalena penitente».

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