Da Loreto i capolavori di Lotto e Tibaldi

La mostra allestita nel Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo comprende due opere restaurate del maestro veneziano

«Predica del Battista» (1553-’55) di Pellegrino Tibaldi © Delegazione Pontificia Santuario della Santa Casa di Loreto
Monica Trigona |  | Cuneo

Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1556), pittore rivalutato in epoca moderna grazie agli studi del noto storico dell’arte Bernard Berenson (una svolta nella conoscenza del Lotto la diede il suo volume «Lorenzo Lotto an essay in constructive art criticism» la cui prima pubblicazione risale al 1895), aveva una personalità complessa con alle spalle un vissuto difficile, di cui ancora oggi poco si sa.

Il suo stile «parla» di uno spirito sensibile, coinvolto in tormenti di natura morale e religiosa che si riflettono nelle opere sacre realizzate durante la sua vita errante tra Bergamo, Venezia, Treviso e le Marche. Proprio in quest’ultima area geografica si era stabilito, povero e disilluso, nei suoi ultimi anni e qui divenne oblato della Santa Casa di Loreto nel 1554, uno dei principali luoghi di venerazione mariana della chiesa cattolica. Per l’antica Cappella del Coro della chiesa di Santa Maria della cittadina marchigiana, l’artista veneto aveva dipinto quello che è ricordato come il «ciclo lauretano». Si tratta di sette tele: «Cristo e l'Adultera», «San Michele caccia Lucifero», «Adorazione del Bambino», «Sacrificio di Melchisedech», «Battesimo di Cristo», «Adorazione dei Magi» e «Presentazione di Gesù al tempio».

Sino al 17 marzo 2024, è possibile ammirare queste pregevoli composizioni più altri due affreschi strappati e riportati su tela di Pellegrino Tibaldi (Puria, 1527 – Milano, 1596) grazie all’iniziativa espositiva intitolata «Lorenzo Lotto e Pellegrino Tibaldi. Capolavori della Santa Casa di Loreto», a cura di Vito Punzi, direttore del Museo Pontificio Santa Casa di Loreto, allestita nel Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo. «San Michele caccia Lucifero» (1545 ca), opera fresca di restauro (terminato a settembre di quest’anno), è presentata per la prima volta da quando è tornata al suo originale aspetto. La composizione incarna la classica dialettica tra il bene e il male. L’angelo, giovane e attraente, dall’aspetto celestiale, sembra supplicare il santo. La sua caduta diventa motivo per una sinfonia cromatica tra chiaroscuri che si contrappongono dall’alto al basso della tela.

Il quadro «Adorazione del Bambino», (1546-’49) è stato invece restaurato nell’ambito di Restituzioni 2016, programma di salvaguardia e valorizzazioni del patrimonio italiano di Intesa Sanpaolo. Il gruppo rappresentato, in cui è centrale il ruolo di San Giovannino, assume espressione stupefatta (soprattutto Maria) dinanzi al piccolo Gesù sgambettante nel tentativo di raggiungere una piccola croce. Anche i due affreschi di Tibaldi erano stati originariamente realizzati per la chiesa di Santa Maria, in particolare per la Cappella di San Giovanni. Di grande effetto scenico è l’opera «Predica del Battista» (1553-’55) in cui il pittore, che rappresenta una scena corale, appare debitore della lezione michelangiolesca quanto a costruzione delle figure umane e dinamismo ad esse conferito.

La mostra rappresenta occasione unica di riflessione circa le possibili influenze tra i due artisti che (sebbene Tibaldi fosse molto più giovane) si trovarono coinvolti entrambi per un breve periodo nel cantiere lauretano. Una sezione del percorso è inoltre dedicata alla mappatura territoriale dei manufatti più significati riconducibili alla devozione mariano-lauretana in Piemonte (nel territorio regionale ne esistono più di 80 tra chiese, oratori, santuari e cappelle dedicate alla Madonna di Loreto).

© Riproduzione riservata «San Michele arcangelo caccia Lucifero» (1545 circa) di Lorenzo Lotto © Delegazione Pontificia Santuario della Santa Casa di Loreto e Distori Heritage, UNIVPM
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