CONTINENTE ITALIA | La mappa di Laura Cherubini

Collezionisti, critici, curatori, direttori di museo ridefiniscono i confini di un paesaggio molto più vasto di quello spesso soffocato da alcuni meccanismi del sistema dell’arte | 19

Laura Cherubini |

È estremamente difficile racchiudere una mappatura del fertile, ricco e variegato paesaggio italiano in soli tre nomi, tuttavia mi ci proverò, concentrandomi su tre artisti di diverse generazioni e riservandomi di alludere a un’analisi delle motivazioni e a un ampliamento del discorso. E dico: Elisa Montessori, Grazia Toderi, Renato Leotta. L’inchiesta del «Giornale dell’Arte» cade in un momento particolare e di transizione, in cui l’epidemia ha sconvolto l’era della circolazione sempre più accelerata di idee, persone, cose…

Non sappiamo dunque se persone che vivono in luoghi differenti torneranno a incontrarsi nel corso di viaggi nel mondo reale o se ci resterà l’eredità dominante della realtà smaterializzata della rete. L’arte è un formidabile antidoto alla smaterializzazione, non solo perché come sempre diceva Gino De Dominicis, ha a che fare con la materia, ma perché anche per esempio nel caso di un’artista come Grazia Toderi, che opera con il video, c’è un coinvolgimento dello spettatore che viene immerso nella dominante cromatica della luce.

La rete era un elemento fondamentale del processo di globalizzazione che ora, a causa del coronavirus, si è rovesciata in pandemia, mentre si crea uno sbilanciamento, perché stanno venendo meno gli altri elementi che al processo concorrevano: c’erano i voli low coast, c’era l’Erasmus, attraverso cui si era formata una nuova generazione di artisti che aveva assunto in prima persona lo sguardo dal di fuori, che si era formata qui e lì, nelle nostre accademie, ma anche nei viaggi e negli scambi Erasmus. Era la generazione dei radicanti di cui ha parlato Nicolas Bourriaud. Una generazione che aveva radici multiple e mobili e nostalgie dislocate in diverse culture.

Gli artisti italiani hanno sempre sentito molto le proprie radici, ma sarà permesso ancora a qualcuno di avere radici? E questa condizione di perdita sarà necessariamente vissuta in modo negativo o si rivelerà produttiva di nuove opportunità? Le ultime generazioni hanno viaggiato nel mondo globalizzato creando le proprie radici un po’ qui, un po’ lì, generando identità multiple. Sarà ancora possibile riconoscere l’artista italiano in futuro? Ma si deve dire che anche alcuni artisti non italiani hanno identificato alcune loro radici qui… Le nostre radici non saranno più solo nostre? E avremo anche noi le nostre radici altrove?

Certo è che le radici non sono più solidamente piantate a terra. Ora l’artista sta tra radicamento e sradicamento. Come suggerisce Piar Paolo Pasolini nel Fiore delle Mille e una notte, ripreso da Virgilio Sieni in uno splendido balletto scandito dai notturni video di Grazia Toderi, la verità non sta in un solo sogno, ma in molti sogni… Ora, comunque vada a finire, alcuni artisti sembrano essere muniti di un bagaglio leggero per affrontare la critica situazione di transizione. Artisti che tra tante immagini fuggenti sanno restituirci il tempo di lettura dell’opera. Elisa Montessori è in un certo senso una pioniera della molteplicità di radici culturali.

Il suo tratto germinale che semina tracce dell’interiorità e apre catene di segni proviene dall’assimilazione delle culture orientali e del loro atteggiamento zen, non disegna un filo d’erba, ma è il filo d’erba. Le sue fonti d’ispirazione sono sofisticate e letterarie, come Shakespeare e Ponge. Dopo molti anni di continuo lavoro in silenzio e in disparte ora la sua opera conosce giustamente una nuova attenzione con la bellissima mostra alla Fondazione Giuliani a Roma e con l’inserimento in una galleria molto attiva sui giovani artisti come Monitor: abituata a muoversi su un crinale fluido e cangiante aveva presentato un’opera il cui supporto era un telo di materiale plastico, trasparente e la cui forma mutava continuamente per le manipolazioni dello spettatore…

Il lavoro di Renato Leotta è profondamente poetico, ma la metodologia è quella della semplicità e le modalità di presentazione sono minimali. Racconta le storie della natura e della cultura dei luoghi che abita o che sfiora con tocco lieve. Disegna un paesaggio intessuto di memorie e fatto di materie processuali e in divenire come l’acqua e la luce. La scia luminosa delle lucciole, la traccia dell’acqua del mare e il fluire di quella delle fontane romane… sono alcuni degli elementi della sua opera che sprigiona silenti suggestioni.

E insieme a Montessori penso alla riscoperta di artisti come Umberto Bignardi e Tomaso Binga; insieme a Leotta penso tra i giovani artisti a presenze molto interessanti e vitali come Davide Stucchi, Beatrice Marchi e Marco Mucci. Ma penso anche che bisognerebbe riaccendere i riflettori su una magnifica generazione italiana, quella degli anni Novanta che qui è ben rappresentata da Grazia Toderi, ma che ha avuto protagonisti come Liliana Moro, Mario Airò, Massimo Bartolini, Bruna Esposito, Vanessa Beecroft.

L'autrice è critica e storica dell’arte



CONTINENTE ITALIA
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