CONTINENTE ITALIA | La mappa di Alessandro Rabottini

Collezionisti, critici, curatori, direttori di museo ridefiniscono i confini di un paesaggio molto più vasto di quello spesso soffocato da alcuni meccanismi del sistema dell’arte | 20

Alessandro Rabottini |

In questo momento l'arte italiana attraversa un momento interessante: una pluralità di linguaggi coesistono tra loro con estrema libertà e intensità poetica. È un momento in cui il lavoro delle artiste e degli artisti ci chiede una riflessione attenta, un momento in cui molte pratiche artistiche offrono uno sguardo complesso e intimo su una realtà complessa.

Nemmeno troppo paradossalmente, in un periodo storico di fratture, tensioni e contrapposizioni come questo, molti artisti fanno un lavoro che, attraverso linguaggi all'apparenza elusivi, offre immagini e processi di ricomposizione e di coesione.

All'interno del panorama italiano odierno sono molti gli artisti il cui lavoro, a mio parere, costituisce un arricchimento del dibattito attuale, e ciascun delle scelte che seguono è solo un esempio all'interno di un paesaggio ampio e avvincente. Sono tre posizioni esplicative di una possibile linea di ricerca che salda tra loro la riflessione sui materiali e sullo spazio con le narrazioni di natura antropologica che essi portano con sé:

Chiara Camoni (1974) esplora materiali e processi legati alla scultura attraverso una riflessione estremamente sensibile sui concetti di comunità e ambiente. Nel suo lavoro trovo echi che spaziano dalle sperimentazioni dell'Architettura Radicale - soprattutto in relazione alla dimensione antropologica dell'abitare - fino all'opera di Maria Lai, con la sua ricerca di una forma che fosse frutto di un processo di condivisione.

E sono affascinato da come nel suo lavoro il senso della fragilità dell'esistenza umana e delle sue testimonianze materiali sia espresso invece attraverso la forza delle relazioni.

Luca Monterastelli (1983) utilizza la scultura e l'installazione per esplorare le relazioni tra i materiali, lo spazio e la storia, con un particolare riferimento a come la costruzione del consenso ideologico si incarni nelle forme dell'arte e dell'architettura. Anche nel suo caso sono affascinato da una ricerca che, attraverso il linguaggio della scultura, guarda alla fragilità e alla transitorietà delle forme con cui l'uomo tenta invece di affermare le strutture di potere, soprattutto attraverso la grammatica della monumentalità.

Andrea Branzi (1938) è una figura centrale nella riflessione sul design e l'architettura. Sono convinto che il suo pensiero, sia a livello formale sia sul piano teorico, sia estremamente influente anche nel campo delle arti visive, soprattutto oggi. Nei decenni, Branzi ha portato all'interno della cultura del progetto una riflessione di natura antropologica e filosofica su concetti che spesso l'architettura, l'urbanistica e il design hanno ignorato e che, al contrario, l'arte ha esplorato a fondo, come la fallibilità del progetto moderno, la necessità di una comprensione rinnovata della relazione con la natura e un'interpretazione simbolica dell'oggetto e dello spazio. Noto con piacere che generazioni più giovani di artisti e curatori guardano al suo lavoro con crescente attenzione e affetto.

L'autore è direttore artistico della Fondazione In Between Art Film

CONTINENTE ITALIA
Una mappa dell'arte italiana nel 2021

© Riproduzione riservata
Altri articoli in OPINIONI