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Mostre

Con gli occhi di Antonio Ligabue

Ospiterà la mostra un nuovo spazio espositivo, il cinquecentesco Palazzo Tarasconi

«Autoritratto con sciarpa rossa», 1956, di Antonio Ligabue (particolare)

«Torneremo a guardare il mondo attraverso gli occhi di Antonio Ligabue. Come il grande pittore della Bassa, in questi mesi d’isolamento, abbiamo imparato a provare un sentimento di angoscia, dolore e impotenza, mischiato alla speranza e all’attesa di una normalità che sentivamo di poter raggiungere». Così Augusto Agosta Tota, presidente della Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma, annuncia la ripresa delle attività con un nuovo spazio espositivo nel cuore della città ducale, il cinquecentesco Palazzo Tarasconi, che sarà inaugurato con un’importante mostra di Ligabue (1899-1965).

«Ora che abbiamo una data di apertura della mostra, il 19 settembre, e la segreta fiducia che il peggio di questa terribile pandemia è alle spalle, possiamo finalmente allenare le nostre anime ad accogliere le emozioni che solo le opere di Ligabue possono infondere. L’esposizione si apre alle porte dell’autunno, la stagione più in sintonia con il suo linguaggio espressionista. I suoi notissimi dipinti sono affiancati alle sculture di Michele Vitaloni, suo epigono contemporaneo: entrambi sono attratti dal mondo della natura, degli animali selvatici e della loro forza vitale. La mostra, nel calendario di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020+21, permetterà di scoprire un nuovo e suggestivo spazio espositivo, Palazzo Tarasconi».

Curata da Tota, Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, organizzata dal Centro Studi e Archivio Antonio Ligabue di Parma e promossa dalla Fondazione Archivio Antonio Ligabue di Parma, l’esposizione presenta 83 dipinti e 4 sculture di Antonio Ligabue. Lavori capaci di analizzare i temi che hanno caratterizzato la sua parabola artistica, dagli autoritratti ai paesaggi, agli animali selvaggi e domestici.

Vi sono inoltre 15 sculture di Michele Vitaloni (Milano, 1967), rappresentante di spicco della Wildlife art e dell’Iperrealismo scultoreo. Le sue opere sono caratterizzate da una particolare empatia verso il mondo naturale e animale. L’allestimento di Cesare Inzerillo parte dai noti autoritratti, espressione di una costante condizione di angoscia, desolazione, smarrimento, dolore, fatica, male di vivere.

Un nucleo importante di opere è dedicato al mondo naturale, in particolare al regno animale; figurano lavori iconici come «Aratura» (1961) e «Cortile» (1931), «Leopardo con bufalo e iena» (1928), «Vedova nera» (1951) e «Tigre assalita dal serpente». L’eredità di Ligabue, come si diceva in apertura.

Stefano Luppi, da Il Giornale dell'Arte numero 409, agosto 2020



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