Con Curatola in Turchia sul tappeto volante

Una monografia per viaggiare tra le straordinarie bellezze archeologiche dell’Anatolia

il Complesso di Divriéi, 1228-29
Elena Casalini |

Forse il primo approdo che ogni archeologo europeo in erba compie sulle coste dell’Anatolia è scendere dalla barca di un tale Schliemann, leggendo le prime righe di qualunque sussidiario delle elementari, sulle sponde di un’anonima collina degradante verso il mare, alla ricerca di una città di fama leggendaria. La terra di Ilio combusta, alle cui porte i versi di un cieco condussero l’esploratore tedesco venendosi a sostituire, forse per la prima volta, alla Bibbia e ai testi sacri, come guida agli albori dell’archeologia in Oriente.

Ma anche la terra di Medea, dell’altro (femminile, magico, oscuro, affascinante, lussuoso e magnificamente decadente) per eccellenza, nell’immaginario letterario europeo da Euripide a Byron. Proprio perché ponte privilegiato tra l’acqua del Mediterraneo e la sabbia, rocce e fiumi del Caucaso e dell’Asia Centrale,i due fuochi dell’ellisse culturale che ha tornito il nostro immaginario, la Turchia rappresenta una trama di arte, tradizioni, culture la cui conoscenza non è mai completa, e anzi è un costante invito ad approfondire, a spingersi oltre, a continuare a cercare.

Il volume di Giovanni Curatola in dieci capitoli struttura un itinerario artistico e culturale completo, chiaro, appassionato alla scoperta di siti, monumenti, popoli, architetti geniali e passaggi storici delicati richiamandone da subito la vicinanza, la fratellanza di sapori, ricette, miti, paure, alberi da frutto e tecniche di costruzione.

Circa due lustri dopo la prima edizione (2010, sempre Jaca Book), l’autore ha sapientemente lasciato inalterata la struttura del testo, equilibrata e solida ma ricca all’inverosimile di meraviglia: l’arte turca viene inseguita dalle linee in fuga dei fantastici fregi architettonici selgiuchidi fino al morbido, elegante e stupefacente respiro delle cupole di Sinan, analizzando il passaggio dell’aspetto della capitale da centro bizantino a fulcro dell’impero di Mehmet II, con un capitolo dedicato alle arti decorative che regala agli studiosi una sintesi preziosa e fondamentale (anche per l’apparato bibliografico, aggiornato e curato).

Le immagini, per larga parte tratte dall’archivio personale dell’orientalista fiorentino, regalano non solo un apparato opulento all’opera, ma anche il privilegio di poter vedere, materialmente, l’arte e l’architettura turca attraverso gli occhi e la conoscenza di Curatola.

La lettura del capitolo finale, incentrato sulle trame che Ottomani e Occidentali hanno annodato lungo la storia, novella aggiunta rispetto alla precedente edizione, è una riflessione fondamentale da studiare e interiorizzare, anche alla luce delle recenti vicende geopolitiche. Pamuk sosteneva che nella vita nulla possa essere così irrimediabilmente terribile, fintanto che si possa passeggiare lungo il Bosforo: il volume di Curatola riesce perfettamente a sostituirsi a un tappeto, volante nel tempo e nello spazio, e a far passeggiare chi legge tra i capolavori dell’Anatolia tutta.

Arte turca. Dai Selgiuchidi agli Ottomani,
di Giovanni Curatola, 304 pp., ill., Jaca Book,
Milano 2021, € 50

© Riproduzione riservata Particolare di un’iscrizione in mosaico ceramico e in stile cufico, Sivas, madrasa Xifaiye, 1217
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