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Musei

Come coinvolgere un pubblico tutto nuovo

L’Humboldt Forum sarà l’ultima grande opera della ricostruzione postbellica

Uno dei foyer interni dell'Humboldt Forum con la ricostruzione di una porzione della facciata originaria. Il progetto è dell’italiano Franco Stella. © Shf/Stephan Falk

Berlino. Per Neil MacGregor, che dopo aver lasciato il British Museum nel 2016 è stato uno dei tre direttori fondatori dell’Humboldt Forum, il complesso ristrutturato rappresenta niente meno che «il più importante progetto museale europeo». Insieme con gli storici dell’arte tedeschi Hermann Parzinger e Horst Bredekamp, MacGregor si è assunto l’arduo compito (qualcuno potrebbe definirlo kafkiano) di dar vita a una struttura di governance per l’Humboldt Forum e unificare cinque strutture indipendenti, tra cui il Museo Etnologico di Berlino e il Museo di Arte asiatica. Il nuovo complesso comprenderà spazi dove ogni museo potrà esporre la propria collezione non occidentale, oltre a sale conferenze, cinema e ristoranti.
In tutto l’edificio i visitatori si imbatteranno in riferimenti alla storia del sito, come i resti del Palast der Republik della Germania dell’Est e oggetti dalle collezioni imperiali, tra cui i bauli e gli imballaggi usati da Guglielmo II, l’ultimo kaiser tedesco, per il suo esilio in Olanda.

Come location pilota di una politica che intende promuovere l’ingresso gratuito ai musei federali, l’Humboldt Forum costituisce «un’ottima opportunità per attirare un nuovo pubblico», spiega MacGregor. Lo scopo è eliminare i confini, trasformare «i musei intesi come appannaggio esclusivo delle persone colte in luoghi aperti ai curiosi».

Una decisione in accordo con l’eredità di Wilhelm e Alexander von Humboldt, due esimi esponenti dell’Illuminismo tedesco. Per Wilhelm (filosofo e fondatore dell’Università di Berlino), prosegue MacGregor, «l’istruzione era parte integrante della creazione di cittadini responsabili», motivo per cui anche lui aveva promosso l’ingresso libero agli allora emergenti musei di Berlino. Suo fratello Alexander teneva conferenze gratuite sul cosmo all’Università di Berlino e «tutti, negli anni ’30 dell’Ottocento, erano stupefatti dalla varietà del pubblico che le frequentava».

Oggi, afferma MacGregor, i berlinesi non hanno con le loro collezioni lo stesso rapporto dei londinesi. Molti musei sono sorprendentemente vuoti, anche se «il desiderio di discussioni serie è molto forte». Nei suoi libri, conferenze e programmi radiofonici, MacGregor non abbassa mai il livello e usa un linguaggio diretto per affrontare tematiche complesse. Alla domanda se oggi i curatori dell’Humboldt Forum possono ancora sollevare questioni di rilievo, ha risposto che i musei di Berlino si rivolgono al loro pubblico a un livello «straordinariamente alto» e che «c’è un pubblico che vuole porre domande molto difficili. La sfida è coinvolgere un’audience sempre più vasta in questo tipo di dibattito».

MacGregor ha anche la risposta pronta alla domanda se il Forum potrebbe abbracciare la politica. «Non deve seguire la politica di un partito, ma dev’essere politico, ha dichiarato. Nel senso che deve occuparsi delle sfide della vita della comunità e delle politiche globali, che si tratti del cambiamento climatico o delle politiche sull’immigrazione». L’istituzione affronterà queste tematiche attraverso manufatti di migliaia di anni fa, portando la visione storica negli avvenimenti contemporanei.

La questione delle collezioni non occidentali dell’Humboldt Forum rimane irrisolto. A differenza dei musei inglesi, che hanno relazioni di lunga data con le collezioni presenti nelle ex colonie dell’impero, la rottura completa della Germania con le sue colonie nel 1919 ha dato vita a «un acceso dibattito tra gli specialisti tedeschi», fino ai tempi recenti, dichiara MacGregor. «Il ruolo del Forum sarà quello di internazionalizzare la questione».
Che cosa dire della responsabilità didattica dei musei in un mondo di «fake news»? L’ambizione dell’Humboldt Forum è di raccontare la storia di ogni oggetto da prospettive molteplici, dichiara MacGregor. «Ci sono molte verità differenti. Non è la stessa cosa della post verità o della verità alternativa». Parlando della Ted Conference intitolata «The Danger of a Single Story» (il pericolo di una storia unica) dello scrittore nigeriano Chimamanda Ngozi Adichie, afferma: «La più grave minaccia per la società civile è il tentativo di ridurre il cittadino a un’identità singola. Quello che spero si possa portare con sé dopo aver visitato l’Humboldt Forum è la consapevolezza di poter vedere la stessa verità da posizioni diverse».

L’idea è incarnata dall’Archivio storico di suoni e lingue della Humboldt Universität, che fa ora parte dell’Humboldt Forum. La collezione mostra come «una lingua non è un insieme di persone diverse che dicono la stessa cosa, afferma MacGregor, ma persone che pensano il mondo in maniera diversa».

Il Palazzo Reale di Berlino sarà probabilmente l’ultima grande opera della ricostruzione tedesca postbellica. Come i suoi predecessori, il progetto ha incontrato una resistenza che risale ai tempi della discussione sulla ricostruzione della casa d’infanzia di Goethe a Francoforte alla fine degli anni Quaranta. I critici all’epoca sostennero che, con la guerra, la Germania aveva anche perso qualsiasi diritto all’Illuminismo.

I detrattori della ricostruzione del Palazzo Reale di Berlino potranno tuttavia trovare una qualche consolazione nell’aspetto contemporaneo dello Humboldt Forum e nella sua apertura alla discussione, compresa quella sulla sua stessa genesi. Come presenterà questi aspetti è ancora da vedersi, ma, sottolinea MacGregor, «l’Humboldt Forum è un processo, non un prodotto finito».

Wolf Burchard, da Il Giornale dell'Arte numero 391, novembre 2018


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