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Luana De Micco
Leggi i suoi articoliParigi. L’Amazzonia di Claudia Andujar è in mostra alla Fondation Cartier (dal 30 gennaio al 10 maggio). L’istituzione parigina, che ha prolungato l’esposizione «Nous, les arbres» fino al 5 gennaio, per il successo di pubblico e critica riscontrato, propone ora «la più vasta monografica mai dedicata prima» alla fotografa brasiliana, oggi 88nne, che negli anni ’70 militò, e non solo attraverso i suoi reportage, per la difesa dei diritti degli indiani Yanomami dell’Amazzonia.
La mostra, curata da Thyago Nogueira dell’Instituto Moreira Salles di San Paolo, in Brasile, presenta più di 300 scatti a colori e in bianco e nero ed è il risultato di un lungo lavoro di ricerca negli archivi della fotografa. Sono allestiti anche alcuni disegni di artisti yanomami e documenti.
Claudia Andujar, nata nel 1931 in Svizzera, raggiunse il Brasile nel 1955. Nel 1971, durante un reportage per il magazine «Realidade», scoprì il popolo e la cultura Yanomami e ne sposò la causa: alla fine degli anni ’70 le terre degli Yanomami erano minacciate dalle operazioni di disboscamento della foresta amazzonica e di espansione agricola portate avanti dal governo brasiliano. Nel 1978, la fotografa partecipò alla creazione della Commissão Pro-Yanomami (Ccpy) per la difesa delle terre degli indigeni.
L’attualità degli ultimi mesi, con gli incendi devastanti dell’estate scorsa, ha mostrato che il problema resta grave ancora oggi (ne testimonia anche il reportage di Tommasi Protti presentato alla Mep).
La Andujar ha posato il suo sguardo sulla vita di questo popolo lasciando una testimonianza al contempo poetica e documentaristica, giocando sui chiaroscuri e i piani ravvicinati. Ha sperimentato anche tecniche nuove, per esempio applicando un leggero strato di vaselina sull’obiettivo per dare una dimensione surrealista agli scatti dei rituali sciamanici. La mostra sarà il prossimo autunno alla Triennale di Milano e nel 2021 alla Fundación Mapfre di Madrid.
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