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Mostre

Cinque secoli di peccato alla National Gallery

Una mostra su una concezione plasmata dal Cristianesimo, attraverso il lavoro di artisti da Lucas Cranach il Vecchio (1526) a Ron Mueck (2009)

Ron Mueck, «Youth», 2009. Cortesia dell’artista. © Ron Mueck. Foto: The National Gallery, Londra

Dal 7 ottobre al 3 gennaio la National Gallery presenta «Sin» (Peccato), riunendo in una mostra innovativa e provocatoria 15 opere centrate sulla rappresentazione del peccato spaziando dal XVI secolo sino ad Andy Warhol, alla YBA Tracey Emin e a Ron Mueck. Il peccato è stato tema ricorrente nell’esplorazione artistica nei secoli e in tutto il mondo e anche se il concetto filosofico e morale del «peccato» e la sua rappresentazione conseguono al contesto socioculturale, geografico, storico e, in gran parte, religioso, la mostra si focalizza sulla concezione di «peccato» plasmata dal Cristianesimo e attraverso il lavoro di artisti attivi in contesto cristiano.

I due primi dipinti in mostra, «Il giardino dell’Eden» di Jan Brueghel il Vecchio (1613, Collezione privata, Hong Kong) e «Adamo ed Eva» di Lucas Cranach il Vecchio (1526, The Courtauld Gallery, Londra) presentano ambedue scene dell’Antico Testamento che hanno plasmato il concetto di peccato nell’immaginario collettivo «occidentale»: la cacciata dal Paradiso Terrestre dei Progenitori colpevoli d’aver assaggiato il frutto dell’Albero della Conoscenza, non senza tuttavia far trasparire la seduzione del peccato stesso.

La stessa ambiguità, minore o maggiore, si ritrova in altre opere di Jan Gossaert, Jan Steen, Bronzino e soprattutto nella «Venere e Cupido» (1529) di Lucas Cranach il Vecchio, recente acquisizione della National Gallery. Le più impietose rappresentazioni del peccato si ritrovano però, in pieno XVIII secolo, nello stigma delle opere di William Hogarth che resta maestro nella rappresentazione di una società in tutto peccaminosa, specie nella serie «Le Marriage à la Mode» in particolare in «Le Tête à Tête» (1743 ca, National Gallery, Londra).

Viceversa altre opere ritraggono l’antitesi del peccato e in primis l’epitome di santità e virtù: la Vergine Maria, la cui purezza è equiparata alla sua bellezza nella «Immacolata Concezione» di Diego Velázquez (1618-19, National Gallery, Londra) mentre infine altre opere si avventurano nei meandri concettuali dell’espiazione e della redenzione, come una delle ultime di Andy Warhol «Repent, and Sin No More! Positive & Negative» (1985-86, Ed Freedman, Los Angeles).

Giovanni Pellinghelli del Monticello, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020



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