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Fotografia

Cinesi nel borgo alpino

A Grangesises apre la Galleria Immerso, tutta votata alla fotografia contemporanea cinese

La sede della Galleria Immerso a Grangesises, frazione di Sauze di Cesana

Sauze di Cesana (To). Edoardo Bruno Falletta, nato a Torino nel 1991, è il direttore della nascente Galleria Immerso, che apre al pubblico il 27 luglio nel borgo di Grangesises con l’intento di portare la fotografia contemporanea cinese in Italia. Gli abbiamo rivolto qualche domanda per saperne di più in merito a questa idea davvero particolare, soprattutto se si considera il contesto del borgo alpino nel quale è situata.

Che cosa l’ha portata a fondare la Galleria Immerso?

Principalmente due fattori. Il primo è l’amore verso questo territorio: ho passato l’infanzia nella casa della mia famiglia a pochi chilometri dal borgo di Grangesises e non ho mai smesso di frequentare queste montagne con intensità. Il secondo è senza dubbio legato all’esperienza maturata all’interno della sezione italiana della multinazionale giapponese Nikon (Nital S.p.A.) dove mi sono occupato, tra le altre cose, di divulgazione di cultura fotografica imbastendo un fitto programma culturale diviso tra corsi, talk e mostre. È stato proprio il contesto aziendale che mi ha permesso di conoscere gli attuali proprietari del meraviglioso spazio di Grangesises con i quali stiamo strutturando questa esperienza dai tratti unici sul territorio nazionale. Forse, in questo momento storico, in cui l’offerta nelle città è ampia e variegata, aprire una galleria d’arte lontano dai centri urbani tradizionali si dimostra essere una scelta vincente. Durante le frenetiche giornate che caratterizzano la vita della quasi totalità delle persone anche la fruizione dell’arte diventa infatti consumo sbrigativo e superficiale. Potere invece fruire di una mostra nel contesto tranquillo di una località montana, magari durante un soggiorno di qualche giorno, predispone già di per sé lo spettatore a entrare in maggiore connessione con ciò che si trova davanti.

Da dove deriva l’interesse per la Cina? In che modo queste due realtà così distanti, sia geograficamente sia culturalmente, possono dialogare?

Non esiste in Italia, oserei dire in Europa, una galleria che sia esclusivamente votata alla promozione della sola fotografia contemporanea cinese. Nel 2014, a margine di un periodo di studi presso l’Università Normale di Shanghai, ho avuto l’occasione di fare un lungo viaggio attraverso questo straordinario Paese e di scoprirne la profonda e variegata cultura e il brillante movimento fotografico. Galleria Immerso si fa promotrice di uno specifico genere fotografico che definirei «identity photography»: la scelta cade prevalentemente su fotografie di ritratto che siano in grado di evocare le grandi diversità presenti in un Paese dai vasti confini geografici e culturali, nonché sulle fotografie di paesaggio anch’esse portatrici di un messaggio fortemente identitario, specie in riferimento ai problemi di urbanizzazione-deurbanizzazione e sovrasfruttamento delle risorse del Pianeta con i conseguenti problemi di cambiamento climatico noti a tutti.

Quali sono gli artisti già presenti nella sua scuderia? Come li ha selezionati e come procederà per ampliare la rosa?

Il fatto di dirigere una galleria d’arte a 28 anni, con tutto ciò che questo comporta, mi ha posto nella condizione di interrogarmi su quale tipo di opportunità e responsabilità comporti. Ho capito che avevo una sorta di debito con la fortuna per cui ho deciso di promuovere artisti giovani o comunque mid-career che fossero realmente in grado di esprimere un concetto visivo al di là dei canoni consolidati. Per citarne solo alcuni penso alla giovanissima Mengyuan Wu, che a soli ventidue anni, con il suo stile pulito e incisivo, ha già riscosso importanti successi in termini di critica e di vendita. Un altro nome degno della massima attenzione è quello di Song Chao che, dopo aver lavorato in una miniera di carbone, ha deciso di ritrarre i suoi colleghi realizzando un lavoro dai tratti così lievi e al contempo così incisivi da ricordare il famoso «In the American West» di Avedon.

Ci sarà una mostra inaugurale?

Presenteremo per la prima volta in Italia il lavoro di Zhang Wei. Sarà infatti la serie «Artificial Theater» con i venti pezzi totali dei «Profile Portraits of Unknown Women» a inaugurare il percorso espositivo. Sarà inoltre possibile ammirare alcuni scatti di Peng Xiangjie grazie alla gentilezza di Sergio Bertaccini e alla sinergia con la Galleria In Arco di Torino.

Monica Poggi, da Il Giornale dell'Arte numero 399, agosto 2019


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