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Ricostruzione di una strada di Pompei

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Ricostruzione di una strada di Pompei

Chiusi ma aperti: Pompei al Grand Palais

Strade, monumenti e vita quotidiana della città ai piedi del Vesuvio riprodotti in 3D

Luana De Micco

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Parigi. La mostra «Pompei» al Grand Palais (che avrebbe dovuto inaugurarsi il 25 marzo) è «aperta» online sul sito del museo con il titolo «Pompéi chez vous». Si tratta di una passeggiata immersiva nell’antica città ai piedi del Vesuvio realizzata con l’aiuto della tecnologia digitale e la complicità di Massimo Osanna, direttore del Parco archeologico di Pompei.

È stato «scelto un linguaggio diretto e coinvolgente per coloro che vogliono conoscere il sito e le nuove scoperte attraverso un percorso in cui l’impatto emozionale si unisce all’esperienza conoscitiva e culturale, ci dice Osanna, che è anche il curatore della mostra. Con l’uso delle tecnologie multimediali si vuole offrire al visitatore un coinvolgimento a 360 gradi che lo porterà a entrare a pieno nella doppia vita di Pompei, quella della città sepolta dalla catastrofica eruzione del 79 d.C. e quella della sua riscoperta».

Per la riproduzione 3D del sito archeologico è intervenuta la Gedeon Programmes, una società di produzione francese nata nel 1993, specializzata nei film documentari d’archeologia e sul patrimonio. I tecnici di Gedeon Programmes sono arrivati a Pompei con i loro droni e i laser scanner per realizzare una cartografia esatta dei luoghi e quindi delle immagini virtuali in 3D ad altissima precisione.

La prima parte della mostra è un’immersione nella vita della città prima dell’eruzione del 79 d.C. È stato possibile ricostruire in 3D le strade di cui sono stati riprodotti anche i rumori. Nella seconda parte del percorso il visitatore rivive la catastrofe, che colse gli abitanti di sorpresa, con la pioggia di pomici, ceneri e lapilli e la propagazione dei vapori tossici. La terza parte è dedicata alla riscoperta della città, dimenticata sotto le ceneri del Vesuvio per secoli, raccontando la storia degli scavi dal ’700 fino alla campagna di recupero lanciata dopo il crollo della Domus dei Gladiatori, nel novembre 2010, che destò l’indignazione internazionale, e le recenti scoperte del 2018.

Il visitatore del Grand Palais «avrà l’impressione di partecipare alla frenetica vita quotidiana della città antica camminando fra le sue strade ed entrando nelle case, di prendere parte al suo destino fatale e di assistere alla sua riscoperta attraverso il lavoro quotidiano degli archeologi, in una rete di suggestioni continue e differenti», continua Osanna.

Per permettere la riproduzione 3D degli elementi architettonici che non ci sono più, gli archeologi «hanno dovuto interrogarsi e fare ricerche su coperture, soffitti a volte non più esistenti e la ricostruzione 3D è quindi diventata un momento fondamentale anche per testare le ipotesi archeologiche. Le ricostruzioni, ha aggiunto il direttore, non sono solo uno strumento di fruizione che permette al visitatore di comprendere i monumenti antichi nella loro completezza, ma diventano esse stesse un momento conoscitivo e di ricerca».

Il Parco archeologico ha prestato a Parigi alcuni oggetti rinvenuti negli scavi recenti e non ancora esposti al pubblico, tra cui una collezione di amuleti e utensili in ceramica, ambra o avorio. Tra gli oggetti allestiti anche la statuetta di un coniglio di marmo e un mosaico del ninfeo della casa di Arianna e Dionisio. Nell’ultimo spazio della mostra sono presentati oggetti rinvenuti in precedenti scavi, elementi di mobilio, gioielli, la statua in marmo di Livia ritrovata nella Villa dei Misteri e l’affresco della Venere pompeiana sul carro tirato da due elefanti, rinvenuto nell’Officina di Verecundus, lungo la Via dell’Abbondanza.

Luana De Micco, 25 marzo 2020 | © Riproduzione riservata

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Chiusi ma aperti: Pompei al Grand Palais | Luana De Micco

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