Brafa: il giusto connubio di cultura e mercato

Nella nuova sede di Brussels Expo la fiera conferma l’eclettismo che la contraddistingue: Melotti e sculture del XVI secolo, Luce Balla e arte africana

Brafa 2022 con le sculture dell’ospite d’onore Arne Quinze. Foto Elena Correggia
Elena Correggia |  | Bruxelles

Fedele alla sua cifra caratteristica, ovvero l’eclettismo, Brafa riesce anche quest’anno a coniugare la varietà di epoche e generi rappresentati giocando la carta dell’eleganza. Gli ariosi spazi del Brussels Expo, nuova sede della manifestazione, hanno accolto gli invitati ai primi due giorni di preview, il 17 e 18 giugno, con un allestimento curato (la fiera rimane aperta al pubblico fino al 26 giugno).

Un mélange di raffinatezza dove tutto era al posto giusto: dalla disposizione degli stand ai fiori sui tavoli immacolati pronti a ospitare la cena di gala offerta dagli espositori fino alla moquette dalle tinte pastello, che riprendeva le cromie delle opere dalle forme organiche di Arne Quinze, artista belga ospite d’onore di questa edizione della kermesse.

Benché non ci sia l’opera da museo, a calamitare l’attenzione è il pezzo ricercato, da intenditori: dall’archeologia orientale al mobile modernista di Josef Frank, dal ritratto di Dora Maar di Picasso esposto da Jean- François Cazeau (Parigi) al dipinto di Georges Roualt che fa da copertina al terzo catalogo ragionato sullʼartista da Taménaga (Parigi, Giappone).

Il pubblico dei collezionisti dalla sera di venerdì cominciava a fluire e il sabato compariva già qualche bollino rosso accanto alle opere. Venduti da Chiale fine art (Racconigi, Parigi, Bruxelles) un «San Giorgio che uccide il drago», scultura lignea dipinta in oro e argento della fine XVI secolo proveniente dalla collezione del barone de Rothschild e un «San Sebastiano» ligneo del maestro tedesco «I. Els», eseguito verso la metà del XVII secolo.
Vaso (1960 ca) di Fausto Melotti (Repetto Gallery, Londra)
Eclettico lo spazio di Repetto Gallery (Londra), dove si spazia da una piccola natura morta con i limoni di Braque, olio su tela del 1939 quotato 90mila («Brafa è la fiera giusta dove portare un nome del genere», commenta Carlo Repetto), ma è presente anche Fausto Melotti, di cui è stato venduto un vaso blu del 1960 ca a 45mila euro, e hanno trovato un acquirente anche una tecnica mista per il progetto «Umbrellas» di Christo del 1988 per 100mila e una carta di Georges Mathieu del ’57 a 12mila.

Riconosce la presenza di un pubblico colto e curioso la Cortesi Gallery (Milano e Londra), dove campeggia un dipinto pop di Valerio Adami, «Interno con figura e poltrona» del 1968-69 (richiesta di 170mila) accanto a uno dei primi reticoli degli anni Cinquanta di Dorazio (350-400mila). Non poteva mancare il Secolo d’Oro della pittura fiamminga, ben rappresentata da De Jonckheere (Ginevra), che espone alcuni lavori di Peter Brueghel il giovane e li mette in dialogo con una grande tela surrealista di Paul Delvaux, «La tempesta» del 1962, (valore intorno ai 2 milioni).

«Cè stato immediato interesse per “Letà dellʼoroˮ (il prezzo è 250mila, Ndr), raro dipinto a soggetto laico di Benedetto Luti, grande artista del Settecento romano che insegnò ai pittori francesi giunti nella capitale», afferma Marco Fabio Apolloni della galleria W. Apolloni & Galleria del Laocoonte (Roma, Londra), dove per il Novecento spicca anche un delicato ritratto di Luce Balla, pastello realizzato dal padre (meno di 30mila la quotazione).

Tradizionalmente forte in fiera la sezione dell’arte africana, che vede protagonista la galleria Didier Claes (Bruxelles), con una serie di statuette «feticcio» Nkisi provenienti dal Congo (prezzi da 80-100mila fino a 300mila per le più grandi), ma anche Dalton Somaré (Milano), che dopo la preview e il primo giorno aveva già venduto quattro opere fra cui una figura guardiana della prima metà XIX secolo dei Kota del Gabon per una cifra intorno ai 70mila.
Figura guardiana della prima metà XIX secolo dei Kota del Gabon per una cifra intorno ai 70mila (Dalton Somaré, Milano)
Il fascino delle pietre preziose e dure si abbina al design creativo dei materiali nei gioielli d’epoca presentati da Barbara Bassi (Cremona) come una collana di Mario Buccellati degli anni Cinquanta in oro e turchesi ideata per il mercato statunitense. Lo stand propone anche i gioielli dʼartista prodotti da Marina Ruggieri, vere e proprie sculture portatili di autori come Melotti, Rotella, Arman, Yoko Ono, che per edizioni di 8 esemplari oscillano da 5 a 50mila euro, a seconda delle quotazioni degli artisti e dei materiali utilizzati.

Gioielli di design anche da Collectors Gallery (Bruxelles) per la prima volta a Brafa, che ha subito venduto l’anello «Lampi e tuoni» disegnato da Ettore Sottsass per 22mila euro e per 28mila una collana in oro giallo, diamanti, perla e opale del belga Claude Wesel, pezzo unico del 1960 ca dalle linee astratte e vagamente biomorfe.

Molto interesse per una porta con i «buchi» disegnata da Lucio Fontana alla galleria Robertaebasta (Milano, Londra), il cui stand affollato di opere accosta un busto di Francesco Messina a un cabinet del 1930 di Jules Leleu, i paraventi di Fornasetti alle poltroncine di Ico Parisi, un lampadario di Angelo Lelli per Arredoluce a due lampadari in metallo laccato e vetri sferici di Gae Aulenti per Artemide (12 e 18mila).

Un mix di antico e moderno contraddistingue poi lo spazio di Brun Fine Art (Milano, Londra, Firenze), dove un brillante e geometrico Léger del 1953 (1,1 milioni di euro) proveniente da una collezione privata italiana è proposto accanto a una serie di maioliche di Fontana degli anni Cinquanta-Sessanta (da 130 a 180mila euro) e a una commode Luigi XV di Jacques Philippe Carel.

Infine, da Cavagnis Lacerenza (Milano) sono state vendute il primo giorno alcune placche di pietre dure e un vaso apulo del III sec.a. C., anche se il pezzo forte in mostra è una terracotta del 1710 ca, «Bacco e Arianna», attribuita al fiorentino Giuseppe Piamontini (intorno a 50mila euro la richiesta).

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