Bologna raddoppia la Cultura

Elena di Gioia, delegata ai Distretti Culturali della Città Metropolitana, promette più rapporti con l’educazione, un Museo dei Bambini, la Salaborsa Lab, un Polo democratico, spazi e sostegno ai lavoratori

Elena di Gioia
Valeria Tassinari |  | Bologna

Elena di Gioia (Bologna, 1975), da 5 mesi delegata del sindaco Matteo Lepore ai Distretti Culturali della Città Metropolitana di Bologna, sistema teatrale, valorizzazione del lavoro culturale e artistico, è una professionista della cultura da tempo in azione sul campo. Laureata in filosofia, è nota per l’ideazione e la direzione artistica di progetti teatrali e culturali e per l’attenzione ai processi di inclusione e al coinvolgimento di nuovi pubblici. La sua nomina, voluta dal sindaco che ha mantenuto la delega alla Cultura in continuità con la sua precedente stagione di assessore, è il segno della volontà di raddoppiare l’impegno dell’amministrazione in un settore sul quale si vuole investire molto. Dalla sua figura ci si aspetta molto, perché coniuga competenze organizzative e concretezza produttiva, esperienza diretta del lavoro creativo e un orizzonte ideale che ritrova l’identità di Bologna nella dimensione politica e partecipativa del «bene comune».

Quali sono le priorità a breve, medio e lungo termine?
La prima priorità è attivare un patto più stretto tra cultura ed educazione. Bologna storicamente ha registrato esperienze importanti nella sperimentazione scolastica, a tutti i livelli. Ora bisogna partire con una sperimentazione nuova su progetti pedagogici che coinvolgano una platea molto ampia, dall’infanzia all’adolescenza, per uscire dalle criticità accentuate dalla pandemia attraverso tutti i linguaggi della cultura, dalla musica alla danza, al teatro, alle arti visive, alla scrittura. I luoghi devono diventare spazi di interazione, laboratori; lo spazio urbano, nella sua identità di spazio pubblico, deve diventare il campo da gioco di relazioni e di progetti partecipati. In questo tutte le categorie di artisti avranno un ruolo importante.

Quali progetti avete rispetto ai fondi del Pnrr?
Bologna e la sua area metropolitana avranno presto una geografia di nuovi luoghi, che integreranno gli spazi per la cultura già esistenti. Ad esempio grazie al Pnrr e ai fondi Pon (Programma Operativo Nazionale del Miur) apriremo il Museo dei Bambini e delle Bambine, che sarà uno spazio esperienziale e formativo; avremo un innovativo Salaborsa Lab dedicato alle nuove tecnologie (come gaming, coding, robotica, fablab) a indirizzo creativo e per la lettura. Apriremo un Polo della Memoria Democratica nel quartiere periferico della Bolognina e dal 2022 è attesa l’apertura del nuovo spazio per le arti del Cinema Modernissimo. Anche grazie a questi nuovi contenitori cercheremo di coniugare idealità e concretezza, per sostenere un vero welfare culturale, nell’ottica di avere una città più progressista e democratica, inclusiva, partecipativa. Perché in questo momento storico ci sono anche grandi fragilità, per le quali la cultura può e deve fare molto.

Quali sono le maggiori criticità?
Oltre ai bambini, ai giovani e ai soggetti fragili, quella dei lavoratori della cultura è una delle categorie che sono state più colpite dalla pandemia. Non si può pensare di rilanciarla e sostenerla prescindendo da un patto per il lavoro, che cerchi di fronteggiare i problemi creati dall’intermittenza e dalla volatilità dell’occupazione in questo settore. La politica ha delle responsabilità nei confronti di questi temi, per questo stiamo cercando di mettere a fuoco un protocollo, di individuare strumenti a sostegno di migliaia di lavoratori della cultura e del turismo in sofferenza. Oggi Bologna è una città dove arrivano molti artisti e intellettuali da fuori, si trasferiscono qui perché è una città stimolante dove si aspettano di trovare opportunità. Anche a loro dobbiamo rivolgere il nostro impegno.

Il sistema culturale bolognese si estende in un’area metropolitana di «periferie» che lei conosce bene per averci lavorato. Riuscirete ad arrivare fino ai piccoli centri? Ha ancora senso una politica di decentramento?
Questo è il terzo tema prioritario: l’attivazione di un sistema integrato tra città capoluogo e città metropolitane, fino alle frazioni. Si lavora sul fronte del prestito dei libri come sul sistema museale, sui teatri, sugli spazi informali, attraverso il dialogo con i distretti culturali e i tavoli partecipativi. Anche l’ambiente in quanto paesaggio culturale deve essere incluso e inclusivo. La fruizione deve partire dal basso, essere un’opportunità per tutti. Abbiamo ricchezze e opportunità da condividere. Nel territorio abbiamo grandi risorse, così come nel capoluogo: due riconoscimenti Unesco, per i Portici e come città della Musica, una posizione geografica favorevole, un’Università che continua a incrementare i suoi iscritti, un posizionamento internazionale da implementare. Possiamo fruire di una Cineteca d’eccellenza, di un patrimonio storico e contemporaneo importante. Siamo già pronti a partire: da Arte Fiera e da Art City posticipate a maggio ci aspettiamo un fermento significativo, poi inizierà anticipatamente la rassegna estiva, con numerosissime iniziative dal vivo diffuse che arriveranno a fine settembre. Da marzo dedicheremo eventi a due grandi personalità: a Lucio Dalla una grande esposizione presso il Museo Civico Archeologico e a Pier Paolo Pasolini,nel centenario della nascita, una mostra che sarà l’occasione di riflettere sul suo pensiero «corsaro», la cui attualità è imprescindibile.

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