Benedetto Giotto

La Veneranda Arca di Sant’Antonio promuove il restauro degli affreschi nella Cappella di Santa Caterina

Tina Lepri |  | Padova

Dopo le fasi di studio e di analisi delle superfici pittoriche, è a buon punto l’intervento conoscitivo di un capolavoro ritrovato, un affresco ancora poco noto di Giotto. Risale ai primi anni del Trecento e si trova nella piccola Cappella di Santa Caterina, detta anche Cappella delle benedizioni, nell’abside della Basilica di Sant’Antonio, simbolo di Padova.

Da tempo in pessime condizioni, aggravate dal terremoto del 2013, l’affresco, che rappresenta i busti di otto sante sormontate da aureole dorate entro riquadri e decorazioni in stile gotico, era considerato da sempre opera di maestri minori. Soltanto nel 1968 la storica dell’arte e studiosa di Giotto, Francesca Flores d’Arcais, aveva per prima riconosciuto in quelle immagini la mano del sommo maestro, ipotesi avvalorata da altri studiosi. La certezza, clamorosa e definitiva, arriva nel 2019 a opera di Giacomo Guazzini, storico dell’arte specializzato in arte medievale, oggi ricercatore presso il Kunsthistorisches Institut di Firenze.

Nel 2015 Guazzini aveva già riconosciuto, sempre nella Basilica del Santo a Padova, un’altra opera di Giotto: l’immagine del grande tabernacolo nella Cappella della Madonna Mora. Negli anni successivi ha studiato a lungo il sottarco della Cappella di Santa Caterina e dopo una serie di confronti, lo studio di antiche fotografie e la ricostruzione digitale del piccolo ambiente ha sottoscritto l’autografia di Giotto. A conferma è arrivata anche la scoperta di un piccolo dettaglio: l’immagine di una scrofa azzurra, stemma degli Scrovegni, la famiglia che nel 1303 commissionò a Giotto la decorazione della celebre cappella.

Dunque in quegli stessi anni Giotto avrebbe dipinto le otto sante (e la scrofa azzurra) sull’intradosso della Cappella di Santa Caterina. Nel 1923, purtroppo, come documenta una serie di fotografie, l’intonaco dell’arco medievale era in gran parte caduto per cui venne affidato un radicale restauro al pittore Giuseppe Cherubini che tra il 1924 e il 1925 ricostruì l’intonaco mancante e intervenne anche sugli affreschi di Giotto ridipingendo le parti perdute.

Oggi, fortunatamente, i suoi interventi e le parti rifatte sono ben riconoscibili. Il progetto di restauro appena avviato si basa su un’accurata conoscenza dell’opera, delle tecniche adottate nel Trecento e delle manomissioni successive. A promuoverlo è stata la Veneranda Arca di Sant’Antonio che fa capo alla Delegazione Pontificia della Santa Sede, proprietaria del complesso antoniano. La direzione scientifica è di Giovanna Valenzano e quella tecnica di Cristina Stangati, con il controllo della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Venezia, Padova, Belluno e Treviso diretta da Fabrizio Magani. I lavori avvengono con la collaborazione del Comune, dell’Università di Padova e della Fondazione Cariparo che ha finanziato il progetto con 160mila euro.

«Il restauro, precisa Magani, avrà un carattere essenzialmente conservativo per cui manterrà il palinsesto delle integrazioni riconducibili a Giuseppe Cherubini che intervenne con le metodologie di un “pittore-restauratore” su di un testo trecentesco estremamente lacunoso. Comunque restituirà maggior leggibilità all’insieme, permettendo, sulla base delle risultanze scientifiche (in particolare: mappatura delle superfici attraverso riprese a luce radente, UV e infrarosso e analisi petrografica degli intonaci), l’individuazione, il recupero e la corretta conservazione di quanto rimane del testo giottesco».

Il restauro della Cappella di Santa Caterina, e in particolare degli affreschi di Giotto destinati ad aprire un nuovo capitolo della storia dell’arte, è parte del progetto Padova «Urbs Picta» con il quale la città è dal 2020 candidata unica per l’Italia all’inserimento nella Lista Unesco dei siti Patrimonio dell’Umanità. Per «Padova Urbs picta, Giotto, la Cappella degli Scrovegni e i cicli pittorici del Trecento» sono stati già stanziati nel Decreto Rilancio 2 milioni di euro.

Oltre alla Cappella degli Scrovegni la città vanta infatti affreschi trecenteschi nella Chiesa degli Eremitani, nel Palazzo della Ragione, nella Cappella della Reggia Carrarese, nel Battistero, nella Cittadella antoniana e nell’Oratorio di San Michele. Per ora a Padova città esiste, dal 1997, un solo sito Unesco: lo splendido Orto Botanico, istituito nel 1545.

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