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Mostre

Baselitz, Kiefer, Polke e Richter alla Staatsgalerie

Mostra nata da una collaborazione fra il museo di Stoccarda e le Deichtorhallen Hamburg

«Schwimmerinnen» (1965) di Gerhard Richter, Stoccarda, Sammlung Frohelich (particolare). © Gerhard Richter 2018

Stoccarda (Germania). Nasce da una collaborazione fra la Staatsgalerie Stuttgart e le Deichtorhallen Hamburg l’attesissima mostra «Die jungen Jahre der Alten Meister» («Gli anni giovanili dei vecchi maestri»), ospitata dal 12 aprile all’11 agosto dalla prima delle due storiche istituzioni tedesche. La rassegna presenta un centinaio di opere giovanili direttamente dagli anni Sessanta del quartetto di glorie nazionali (nonché, oggi, di quattro tra i più quotati al mondo): si tratta, ovviamente, di Georg Baselitz (Kamenz, 1938), Gerhard Richter (Dresda, 1932), Sigmar Polke (Oleśnica/Oels, 1941-Colonia, 2010) e Anselm Kiefer (Donaueschingen, 1945). Baselitz, Richter, Polke e Kiefer come i quattro evangelisti della nuova arte tedesca, che avrebbe fatto irruzione sulla scena internazionale alla fine degli anni Settanta con il ritorno alla pittura: creano in un presente fatto di battaglie politiche, culturali e sociali condivise coi loro coetanei anzitutto tedeschi, fra disordini studenteschi e vera e capace opposizione politica extraparlamentare da un lato, miracolo economico e crescente prosperità nella Germania Ovest dall’altro; predicano per un futuro finalmente capace di dare speranza, non dimentico degli orrori del passato. La mostra gode del patrocinio della Presidenza della Repubblica Federale Tedesca nella persona di F.W. Steinmeier, titolare in carica. Ne è curatore lo storico dell’arte Götz Adriani, a lungo direttore della Kunsthalle Tübingen, per l’occasione di nuovo nella sua città natale. Adriani, che abbiamo intervistato, è anche l’autore dell’importante volume che uscirà contestualmente all’inaugurazione della mostra, completa di un ricco corpus di documenti storici, di illustrazioni, foto e approfondite discussioni con tre dei quattro artisti ancora in vita (Polke è scomparso nel 2010), da lui personalmente incontrati.

Professor Adriani, com’è nata l’idea di organizzare questa mostra  proprio nella sua Stoccarda?

Grazie a un’intelligente politica di acquisti e ai cospicui fondi messi a disposizione dal Land del Baden-Württenberg, la Staatsgalerie di Stoccarda è diventata a partire dagli anni Sessanta un museo di fama prima nazionale, poi internazionale. Ed è sempre grazie a questa felice situazione se possiede un’eccellente selezione di opere giovanili dei sopracitati quattro artisti.
Proprio Georg Baselitz mi ha personalmente raccontato che la Staatsgalerie è stato addirittura il primo museo in assoluto ad avere acquistato un suo lavoro.

Quale è stata la scintilla che ha messo in moto l’arte tedesca del dopoguerra, permettendole di uscire dal cono d’ombra proiettato per secoli da Italia e Francia e di esprimersi nella rivoluzione pittorica degli anni Sessanta portata avanti dai quattro maestri?

Baselitz, Richter, Polke e Kiefer hanno vissuto molto da vicino, sulla propria pelle, negli anni dell’infanzia e della gioventù, il periodo della seconda guerra mondiale e del dopoguerra in Germania. È stato negli anni Sessanta, in un ambiente sociale caratterizzato da reazione e ribellione, che hanno creato le loro prime importanti serie di opere: in esse si sono confrontati anche col coinvolgimento diretto della generazione dei loro genitori con il regime nazista e con il vuoto intellettuale e culturale che questo aveva generato, lasciandoglielo in eredità. È così che hanno gettato le basi per quel vero e proprio «boom dell’arte» di matrice tedesca: per esso hanno concepito, formulato e indicato in patria le vie da seguire, artefici anche della sua incredibile risonanza a livello internazionale.

Se dovesse scegliere un aggettivo per descrivere ciascuno di loro, quale sarebbe?

Sarebbe presuntuoso voler caratterizzare le loro singole personalità d’artista con un solo, unico aggettivo. Ciascuno di loro ha fatto delle cose grandiose, a modo suo, in maniera molto specifica e personale, contribuendo in modo significativo al fatto che l’arte tedesca sia oggi al centro dell’interesse mondiale.
La mostra si trasferirà il prossimo 12 settembre ad Amburgo, rimanendo aperta al pubblico delle Deichtorhallen fino al 6 gennaio 2020.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 396, aprile 2019


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