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Mostre

Barbieri va in montagna

L'interesse del fotografo per il paesaggio coinvolge sempre più tematiche ambientali, come il rapporto tra turismo di massa e natura

«Adriatic Sea staged dancing people», 2015, di Olivo Barbieri

Aosta. Il Centro Saint-Bénin ospita fino al 19 aprile «Mountains and Parks», la personale a cura di Alberto Fiz dedicata al lavoro di Olivo Barbieri (Carpi, 1954). La mostra, che raccoglie oltre cinquanta opere di grande formato, si concentra su un particolare periodo della ricerca di Barbieri, quello tra il 2002 e il 2019. Anni durante i quali il suo interesse per il paesaggio coinvolge sempre più tematiche ambientali, come il rapporto tra turismo di massa e natura.

A questo tema è dedicata la nuova serie realizzata per l’occasione, un’indagine sui parchi naturali delle Alpi, che già aveva ritratto nel 1982, unita a quelle dedicate alle Dolomiti, a Capri e alle cascate più celebri del pianeta. Inedita anche la produzione scultorea dell’artista, di cui sono presenti tre imponenti opere in legno.

Attivo dai primi anni ’70, dopo la pubblicazione di Flippers 1977-78, Olivo Barbieri dedica i primi anni della sua ricerca alle luci artificiali nelle città, viaggiando di frequente in Cina a partire dalla fine degli anni Ottanta, per documentarne i cambiamenti in atto, come racconta la videoproiezione« Seascape #1 Night, China Shenzhen 05», del 2006.

Pochi anni dopo, adotta la tecnica fotografica che ha reso le sue immagini inconfondibili in tutto il mondo: la messa a fuoco selettiva, escamotage fotografico in grado di distorcere la percezione della realtà, trasformando il paesaggio più familiare in una visione miniaturizzata, bizzarra.

Con questa tecnica, ma anche sfruttando liberamente le potenzialità della post-produzione e della pittura digitale, Barbieri non solo ha sorvolato in elicottero e ritratto oltre 40 città in tutto il mondo, ma anche i Landfills, le quattro grandi discariche abitate tuttora da persone e animali in Thailandia, Indonesia e Malesia, e la centrale termica di Ivanpah nel deserto della California, la più grande del mondo.

Chiude la mostra il ciclo di immagini dedicate alla storia dell’arte, da Mark Rothko a Caravaggio e Canaletto, anche queste rimesse in discussione grazie all’effetto della messa a fuoco selettiva, che ne trasforma i connotati. Tutte le opere in mostra sono pubblicate nel catalogo edito da Magonza, che include un’intervista all’autore, contributi critici di Alberto Fiz e Daria Jorioz, dello scrittore Paolo Cognetti e dell’alpinista Giovanni Battista Rossi. Un percorso inedito nella produzione dell’autore, ma anche un’occasione per approfondire problematiche di attualità e interesse collettivo.

Ilaria Speri, da Il Giornale dell'Arte numero 403, dicembre 2019



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