Barbaro di Maser, villa veneta dal cuore moderno

In asta da Cambi arredi di design e oggetti d’arte del Novecento custoditi nella residenza cinquecentesca, capolavoro di Palladio e Veronese. Il ricavato servirà per il suo restauro

Uno di due lampadari a forma di veliero (1934) di Tomaso Buzzi. Stime 8-10mila euro. Cortesia Cambi Casa d’Aste
Carla Cerutti |

La casa d’aste Cambi si prepara a battere un incanto, il prossimo 5 ottobre a Milano, che ha tutte le caratteristiche per rimanere impresso nella memoria: si tratta di una selezione di arredi, oggetti d’arte e abiti appartenuti a Marina Volpi, figlia di Giuseppe Volpi di Misurata e di Nerina Pisani, e custoditi fino a oggi a Villa Barbaro di Maser dall’attuale proprietario, Vittorio Dalle Ore, che destinerà il ricavato della vendita al restauro e alla valorizzazione dello splendido edificio.

La villa è, infatti, Patrimonio dell’Umanità Unesco, opera di Andrea Palladio che la realizzò tra il 1554 e il 1560 su commissione dell’umanista Daniele Barbaro e di suo fratello Marcantonio, ambasciatore della Repubblica di Venezia. Autori della decorazione furono i due più grandi artisti del tempo, Paolo Caliari detto il Veronese per gli affreschi e Alessandro Vittoria per le decorazioni in stucco del ninfeo retrostante l’edificio.

Acquistata da Giuseppe Volpi di Misurata nel 1934, divenne la residenza abituale della figlia Marina che ne intraprese l’opera di restauro e ammodernamento affidata al noto architetto Tomaso Buzzi, autore anche di numerosi arredi, vetri e tessuti realizzati appositamente per le stanze di rappresentanza, quelle private e la foresteria nonché per il giardino circostante.

Tra gli oggetti di Buzzi più singolari offerti in asta, figurano due lampadari a forma di veliero, in legno color avorio sagomato e traforato con vele in tessuto gessato, realizzati nel 1934 e stimati 8-10mila euro ciascuno, oltre a una grande voliera a forma di palazzo in legno e ferro del 1950 circa, stimata 4-5mila euro.

Accanto ai bei vetri prodotti da Venini su disegno dello stesso Buzzi, di particolare rilevanza la rara lampada a forma di melograno in vetro pulegoso verde disegnata da Napoleone Martinuzzi per Venini intorno al 1930 (stima 8-10mila). Tra i pezzi più importanti, risalta indubbiamente la terracotta Tragedia Greca, opera unica di Arturo Martini del 1932 (stima 25-30mila) e la preziosa scatola lastronata in lapislazzuli con decoro di pesci a smalti policromi realizzata da Alfredo Ravasco appositamente per i venticinque anni di matrimonio tra Nerina Pisani e Giuseppe Volpi di Misurata festeggiati nel 1931 (stima 60-80mila).

Nel dopoguerra la villa si rimoderna con le nuove lampade disegnate da Luigi Caccia Dominioni per Azucena, tra le quali una rara lampada da terra modello Sasso a due diffusori, in ottone, alluminio verniciato, tubolare d'acciaio cromato e pietra, del 1948 ca stimata 20-25mila. Inoltre, Marina Volpi commissiona a Piero Fornasetti servizi di piatti, da caffè, da tisana e altre curiosità pervase dall’immagine dell’antico.

Di particolare importanza anche la collezione di abiti e accessori, firmati da Hermes, Roberta di Camerino e le Sorelle Giunta di Milano, che hanno fatto di Marina Volpi di Misurata una delle donne più eleganti dell’epoca. Marco Arosio, esperto del settore che ha organizzato la vendita per Cambi, commenta: «Spero molto in una risposta non solo straniera (in America ci sono molti collezionisti innamorati di Tomaso Buzzi) ma anche nazionale, più specificamente locale, stimolata dal desiderio di conservare la testimonianza di un mondo che non esiste più, di uno degli emblemi dell’alta società dell’epoca». L’asta verrà preceduta da un’esposizione presso la sede milanese di Cambi da venerdì 30 settembre a martedì 4 ottobre.

© Riproduzione riservata Villa Barbaro di Maser. Cortesia Cambi Casa d’Aste Scatola lastronata in lapislazzuli con decoro di pesci a smalti policromi (1931 ca), di Alfredo Ravasco. Stime 60-80mila euro. Cortesia Cambi Casa d’Aste «Tragedia greca» (1932), di Arturo Martini. Stime 25-30mila euro. Cortesia Cambi Casa d’Aste
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