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Autocritica

Achille Bonito Oliva: «La critica d’arte è autorizzata a uscire dal proprio complesso di inferiorità (la creazione mancata) e investigare circa la possibilità di un proprio ruolo autonomo»

Achille Bonito Oliva

Oggi che l’arte tende a occupare oltre allo spazio della creazione anche quello della riflessione (uno spazio che per una distribuzione di ruoli sembrava spettasse in appalto alla critica), la critica d’arte è autorizzata a uscire dal proprio complesso di inferiorità (la creazione mancata) e investigare circa la possibilità di un proprio ruolo autonomo.

Storicamente ci accorgiamo che la critica svolgeva soltanto un compito di commento nei riguardi dell’opera che era l’unico punto di riferimento, per cui esisteva non un rapporto dialettico tra critico e artista, ma un mitico primato dell’opera sulla critica.

Infatti la critica, quale gesto sovrastrutturale, partecipa al sistema sovrastrutturale dell’arte. Finora essa ha investigato sulla specificità del linguaggio artistico, vivendo una situazione di lateralità rispetto alla centralità dell’esperienza artistica. Così la critica aveva accettato il proprio destino: deviare l’opera dalla propria autonomia per integrarla nel sistema dell’arte, dunque dal dentro al fuori.

Achille Bonito Oliva, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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