Arte da buttare nel cesso come cibi mal conservati

Per Francesco Bonami: «L’arte deve saper cucinare il mondo»

Rocco Moliterni |

«Cucina l’arte ma non metterla da parte, soprattutto non buttarla nel cesso, anche se a volte ti verrebbe voglia di farlo», si potrebbe sintetizzare così il nuovo libro di Francesco Bonami. L’arte nel cesso (questo il titolo) si legge con gusto e come certi piatti toscani ben conditi  quando l’hai finito ti viene  ancora voglia di fare la scarpetta. E non difetta certo in pepe: Bonami è fiorentino e da buon toscanaccio ama l’ironia, non disdegna il sarcasmo e il paradosso (Marina Abramovic è paragonata alla Madonna di Medjugorje, Pistoletto a Padre Pio, Penone a Mauro Corona), condisce tutto  con giochi di parole, battute (Joseph Beuys «furbakkione», Annigoni «morto vivente rinascimentale») e neologismi (per Vezzoli conia «curista»: «un miscuglio di artista e curatore, che ricorda anche il turista»).
 
Ma andiamo con ordine. L’arte nel cesso arriva quasi dieci anni dopo Lo potevo
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