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Aste

Arte antica: le offerte di Pandolfini, Il Ponte, Blindarte e Wannenes

Sono tutti nella seconda decade di maggio gli appuntamenti alle aste di settore

«Da Mergellina», di Alceste Campriani, proposto da Blindarte di Napoli

Firenze, Genova, Milano, Napoli. Il mese di maggio è ricco di appuntamenti con vendite di arte antica e dell’Ottocento.  Il 14 maggio a Firenze da Pandolfini si tengono due aste: quella di «Dipinti antichi» si distingue per la presenza di opere provenienti da collezioni private e quindi inedite sul mercato, come «La Madonna del latte», olio su tavola del Bergognone (stima 20-30mila euro), e l’«Adorazione dei Magi», ad ambientazione notturna, del fiammingo Denys Calvaert (50-70mila). Per il Seicento si distingue la tela del raro Nunzio Rossi «Mosè e il serpente di bronzo» (20-30mila), mentre per il Settecento una stessa valutazione hanno  la «Veduta del campo Vaccino» di Antonio Ioli e, di Giovanni Paolo Pannini, la «Predica di una Sibilla», nuovo sul mercato, una delle varianti del tema che ritroviamo in più tardo esemplare conservato al Museo del Prado di Madrid. La vendita include anche notevoli esempi di pittura su lavagna e su pietra paesina tra cui la coppia di scuola fiorentina del XVII secolo proposta a 12-15mila euro, raffiguranti «Ercole, Nesso e Deianira» l’una, «Satiri e ninfe danzanti» l’altra.

Lo stesso giorno Pandolfini mette all’incanto anche «Dipinti del secolo XIX», con proposte che vanno dall’inedito «Nudo maschile in posa» di Francesco Hayez (10-15mila) alla tavoletta con «Figura femminile e dragone su una panchina» di Giovanni Boldini (25-40mila) a «Il Teverone» (1861), notevole dipinto di Vittorio Avondo (60-80mila), «Cavalli al guado» di Ruggero Panerai (20-30mila) e, tra le altre proposte, Silvestro Lega, Alberto Pasini, Antonio Fontanesi e Giulio Aristide Sartorio.

Il dipinto di Federico Zandomeneghi «Il manto giallo rosso» (110-120mila) è uno dei lotti che più interessano nell’asta di «Dipinti e sculture del XIX e XX secolo», che Il Ponte di Milano tiene il 22 maggio; è un importante olio su tela, all’incanto con una valutazione tra 110-120mila euro, dopo una carriera in prestigiose collezioni internazionali e italiane. L’asta è anche il «debutto» del nuovo direttore del dipartimento Matteo Gardonio, che dichiara: «La novità dell’asta è la suddivisione del catalogo in due sezioni. La prima presenta una settantina di lavori di qualità eccezionale: oltre a Zandomeneghi, segnalo un capolavoro di Ettore Tito del 1930, tornato sul mercato dopo essere stato esposto alla Biennale del ’35: «Giochi d’acqua» (15-20mila), ambientato sulle rive del Brenta dove Tito si era ritirato dopo essere stato Accademico d’Italia e aver rifatto gli affreschi del soffitto della Chiesa degli Scalzi del Tiepolo. Di Pietro Fragiacomo, detto “Il poeta della Laguna”, un esempio di pittura en plein air intitolato “Venezia, calma in laguna”, di Domenico Induno l’olio su tela “La bagnante”, mentre del fratello Girolamo i bozzetti “Raffaello e la Fornarina a Roma” (25-30mila) e “Dante e Beatrice a Firenze” (22-30) per gli affreschi della Stazione Centrale di Milano. Dedicati alla Milano ottocentesca, i dipinti storici di Angelo Inganni con la “Veduta del Naviglio di San Marco dal terrazzo di Ca’ Medici” e Federico Moja con “L’arrivo del foraggio in via Borgonuovo”». All’asta anche un’opera di Tranquillo Cremona, «Malinconia» (1865 ca; 25-27mila) da tempo considerata dispersa, e inoltre Edouard Manet e Giovanni Fattori, e sculture di Giuseppe Grandi, Tullo Golfarelli, Attilio Prendoni. Attenzione anche per il «Paesaggio in Brianza» di Emilio Gola (7-8mila): un dipinto che si pone antesignano delle ricerche paesistiche di Mario Sironi o di Arturo Tosi.

Il 22 maggio anche Blindarte, nella sua sede di Napoli, mette all’incanto «Dipinti antichi e dipinti del XIX e XX secolo». Tra i lotti in catalogo, si distinguono l’olio su tela «L’angelo custode» del pittore barocco napoletano e maestro di Bernardo Cavallino Andrea Vaccaro, stimato 35-45mila euro. Spesso confuso proprio con Cavallino fu Antonio De Bellis, allievo di Massimo Stanzione e autore del «San Sebastiano ritrovato da sant’Irene» (30-40mila), esempio del naturalismo napoletano con influssi di Jusepe de Ribera. È tutta napoletana anche l’atmosfera restituta dall’olio su tela con una veduta del Vesuvio «Da Mergellina» (30-40mila) dipinta da Alceste Campriani (Terni, 1848 - Lucca, 1933), che frequenta i corsi di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove ebbe come compagni, Giuseppe De Nittis, Vincenzo Gemito e Antonio Mancini.

Sarà il disegno, inteso secondo il pensiero di Raffaello come fondamentale genesi del processo artistico, uno tra i protagonisti dell’asta di Dipinti antichi che Wannenes propone nella sua sede di Genova il 28 maggio. Tra gli altri lotti in questo ambito è inclusa una seppia e matita su carta, «L’omaggio a Niobe» (5-8mila) di Prospero Fontana (Bologna, 1512 - Roma, 1597), artista attivo nella Roma pre e post tridentina, la cui attività fu improntata da un incrocio di influenze bolognesi (Parmigianino) e tosco-romane (Perin del Vaga, di cui fu allievo, e Francesco Salviati). Alla raffinatezza del foglio, che sembrava anticipare gli stilemi della scuola di Fontainebleau, rispondono l’esuberanza barocca del ticinese Pier Francesco Mola, autore di un disegno a penna, bistro e carboncino, «La predica di san Barnaba» (5-8mila) che, riferendosi alla sua importante pala nella prima cappella a sinistra della basilica romana dei Santi Ambrogio e Carlo, univa l’ispirazione veneta di Pietro da Cortona con il tenebrismo meridionale, e la sensibilità neocinquecentesca di Giuseppe Cades (Roma, 1750-99), attestata dalla leggera e disinvolta grafia del suo «Studio di decorazione ad affresco» (5-8mila). Altrettanto significativa in asta è la presenza di una coppia di dipinti di Paolo Pagani (Castello Valsolda, 1655 - Milano, 1716), provenienti dalla collezione veneziana di Paolo Brugnera ed esposti nel 1947 alla Prima mostra d’arte antica nelle raccolte private venete. La coppia di dipinti, entrambi notificati, è proposta a 30-50mila euro. L’imprinting classico di queste opere, risalenti ai primi anni del suo soggiorno veneziano (1685-90), si confronta con due episodi del mito di Ercole: «Ercole e Onfale» e «Ercole, Deianira e il centauro Nesso», tema quest’ultimo già rappresentato da Rubens.
Matteo Fochessati, Laura Lombardi, Michela Moro e Cristina Valota

Autori vari, da Il Giornale dell'Arte numero 397, maggio 2019


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