Arlecchini, maschere e ballerine

Dopo tanto tempo, una grande e rassicurante antologica di Severini curata da Daniela Fonti

Gino Severini, «Rythme de danse à l'Opera», 1950 (particolare)
Redazione |  | Milano

«L’attività della FarsettiArte come galleria è nata nel 1955, racconta Sonia Farsetti, e fu affiancata dalla casa d’aste solo nel 1962. La mostra “Gino Severini. Geometrie e visioni” s’inserisce, quindi, nella nostra tradizione, che ha nel Novecento Italiano uno dei punti focali di interesse e di ricerca. Ormai da tempo Severini non veniva omaggiato con una bella mostra e con la curatrice Daniela Fonti abbiamo capito che tra i nostri clienti e prestatori potevamo raccogliere un corpus di opere significative».

Visibile dall’11 settembre al 2 ottobre, la mostra è costellata da opere che includono i temi chiave più cari a Severini, nato a Cortona nel 1883 e morto a Parigi nel 1966, e illustrano l’universo variegato della sua personalità eclettica e raffinata. Il ritratto emerge agli inizi del secolo e resta un soggetto importante anche nel periodo futurista, ripreso poi nei secondi anni Trenta attraversa la rilettura della grande produzione ritrattistica romana.

È attratto dalle maschere, dalla vita di Pulcinella e degli arlecchini, un microcosmo che a Parigi s’indentificava con il Théâtre de la Comédie Italienne. L’elemento della maschera attraverserà diverse stagioni stilistiche, fino all’esplosione gioiosa delle maschere musicanti negli anni Quaranta. Severini scopre il dinamismo dagli anni Dieci, quando inizia a frequentare più assiduamente i balli dei locali francesi.

La danza è un altro tema che lo contraddistingue e per il quale concepisce decine di composizioni, che dal primo carattere descrittivo-cinetico delle ballerine dei café-chantant arriveranno a una formulazione quasi astratta nella magnifica serie delle Espansioni della luce. Alla figura danzante, immersa nel balletto classico, torna alla fine degli anni Quaranta, in opere neocubiste e neopuntiniste sempre presenti nelle Biennali veneziane del dopoguerra.

Anche Il Paesaggio e la Natura morta rappresentano due costanti nella sua pittura, sia nella fase divisionista sia in quella futurista e cubista. In particolar modo la Natura morta domina come soggetto prediletto fino agli anni Cinquanta e Sessanta. «Gino Severini. Geometrie e visioni» è dunque l’omaggio esaustivo a uno dei protagonisti indiscussi del Novecento e del Futurismo.

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