Alle Ogr un futuro pensato da dieci anni

Tredici giovani artisti cercano alternative al capitalismo

«The Asset Stripper» di Mike Nelson, 2019  © Héctor Chico / Andrea Rossetti per OGR Torino Cortesia OGR Torino
Jenny Dogliani |  | Torino

Un tempo si riparavano treni, adesso si produce innovazione nella manica Tech. Due mondi distanti anni luce che fanno delle Ogr il luogo ideale per interrogarsi sul mondo e sulle condizioni del lavoro. Un tema molto sentito a Torino, per il suo passato industriale, e diventato ancor più pressante in tempi di smartworking e di lockdown. È l’argomento spinoso su cui riflettono i tredici artisti contemporanei di «Vogliamo tutto. Una mostra sul lavoro tra disillusione e riscatto», curata da Samuel Piazza con Nicola Ricciardi e aperta fino al 16 gennaio.

Il titolo è tratto dal romanzo di Nanni Balestrini Vogliamo tutto (pubblicato nel 1971), che racconta le vicende di un operaio della Fiat ai tempi dell’autunno caldo. Le opere esposte, tutte degli ultimi dieci anni, aggiornano le rivendicazioni degli anni Sessanta e Settanta al mondo contemporaneo, alle nuove identità lavorative, a professioni che fino a vent’anni fa non erano neanche immaginabili.

Fotografie, installazioni, video e sculture sono in gran parte ispirati al lavoro digitale. Nelle piattaforme online chiunque può vendere una qualsiasi competenza a chiunque nel mondo, ma a questa completa liberalizzazione corrisponde, quasi sempre, una totale mancanza di diritti. E gli artisti incarnano alla perfezione la figura del lavoratore cognitivo contemporaneo, creativo e flessibile: chi meglio di loro, dunque, può cercare alternative nel mondo dominato dal capitalismo?

LaToya Ruby Frazier ha realizzato una serie fotografica collaborando per un anno con un sindacato Usa coinvolto nella chiusura di uno stabilimento della GM e trascorrendo 12 mesi con la comunità costretta a reinventarsi una vita. Elisa Giardina Papa presenta alcune interviste a lavoratrici del mondo digitale: chi scrive tesi su commissione, chi gestisce profili Tinder, chi si fa video tirandosi torte in faccia. I video di Liz Magic Laser sono un reality show prodotto con freelance che vendono il proprio lavoro su piattaforme digitali e che raccontano un mese di vita lavorativa, il tempo impiegato a realizzare quella stessa opera di cui sono sia tecnici sia protagonisti.

C’è anche la serie di performance di Adam Linder «I servizi coreografici» (dalle 14 alle 20 il 5 e 7 novembre e il 15 e 16 gennaio). È la messa in scena di un contratto che svela il dietro le quinte della performance: mansioni dei performer, paghe e orari. Una ballerina esegue una coreografia di 5 ore in cui finge di pulire una stanza, con movimenti della storia della danza. Quattro performer, vestiti come insetti giganti, mettono in scena situazioni complesse simulando transazioni economiche. Da segnalare infine, il 3 novembre alle 21, la performance «Throwing Balls at Night» di Jacopo Miliani: ispirata al tennis riflette su dinamiche di corteggiamento ed erotismo.

© Riproduzione riservata «A Call to Arms: Building a Fem Army» di Andrea Bowers, 2016 © Andrea Rossetti per OGR Torino. Cortesia OGR Torino
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