Alchimie surrealiste di Bona de Mandiargues

Al Museo Nivola di Orani una retrospettiva aiuta a riscoprire una protagonista del Novecento

Una veduta della mostra «Bona de Mandiargues. Rifare il mondo». Foto di Andrea Mignogna per Contemporanea Talks – Fondazione di Sardegna
Giovanna Pittalis |  | Orani (Nu)

Coraggiosa, tenace, generatrice di passioni. La pittrice e scrittrice Bona de Mandiargues (1926-2000) è protagonista di una grande retrospettiva nel Museo Nivola di Orani volta a valorizzarne la produzione e ricerca che la portarono a essere riconosciuta tra le protagoniste del Surrealismo al femminile. «Bona de Mandiargues. Rifare il mondo» (fino al 5 febbraio), a cura di Giuliana Altea, Antonella Camarda, Luca Cheri, Caterina Ghisu, ripercorre tutte le tappe della sua vicenda artistica, seguendo un itinerario che rispecchia la ricerca di sé stessa e la volontà di esprimere la propria identità divisa e frammentata.

Al centro i temi della metamorfosi, del totemismo animale e del fantastico. «La mia ricerca è alchemica; voglio fare dell’oro a partire dagli escrementi. (…) Rifaccio il mondo: là sono altrove, vedo le cose da più lontano», affermava l’artista. Nata a Roma nel 1926 e scomparsa a Parigi nel 2000, fu una visionaria in anticipo sul suo tempo. Rifiutò esplicitamente i ruoli di donna-musa e donna-bambina, prevalenti nell’ambito del Surrealismo, come si scopre nel percorso espositivo, in parte cronologico. In apertura un gruppo di dipinti mostra il primo avvicinamento dell’artista all’immaginario surrealista, per poi proseguire con i paesaggi infuocati del 1955-56, influenzati da un viaggio in Egitto.
Bona de Mandiargues fotografata da Man Ray nel 1960
Sono presenti poi le opere astratte dalle paste spesse e materiche e una serie di collage tessili inaugurati dall’opera «Vague à l’âme» del 1958. In quest’ultima serie la sperimentazione e ricerca di Bona portano alla luce traumi e pulsioni dal profondo. Una tavolozza dalle tinte psichedeliche e riferimenti simbolici caratterizzano invece un gruppo di tele del 1968, legate a uno dei viaggi che fece in Messico. A partire dagli anni Sessanta si identificò con la lumaca, un animale ermafrodita, ambivalente, a tratti ripugnante, incarnazione dell’informe surrealista. Simbolo dell’androgino, di fragilità e forza al contempo, associò la lumaca al continuo arrovellarsi della propria mente inquieta, si definisce così la sua maturità artistica.

Il ricordo della pittura metafisica riemerge negli anni Settanta. Nipote e allieva di Filippo de Pisis, Bona Tibertelli studia all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nel 1947 segue lo zio a Parigi ampliando le sue conoscenze che la porteranno ad arricchire i suoi interessi artistici verso magico, onirico, eros e occulto. Una mostra importante, inaugurata il 16 settembre con la partecipazione di Sibylle Pieyre de Mandiargues, figlia dell’artista, che ha contribuito alla volontà del museo di dare il giusto risalto a un’artista a lungo non giustamente valorizzata.

In questo periodo il Museo Nivola è inoltre impegnato a migliorare la struttura dei propri edifici: «Crediamo in un museo sempre più accessibile e green, che accolga la comunità e il pubblico tra bellezza e sostenibilità, afferma il direttore Luca Cheri. L’area accoglienza è in fase di potenziamento, il padiglione del parco sta per essere rifunzionalizzato e il parco stesso arricchito di sculture e percorsi accessibili».

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