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ARCHEOLOGIA

Al posto del garage, mosaici e pavimenti romani

Nel cosiddetto «Quadrato», isolato residenziale torinese nel Quadrilatero romano

L'inaugurazione dell’area archeologica all’interno del cortile di Quadrato a Torino

La continuità abitativa che caratterizza la città inevitabilmente deve fare i conti con le tracce del proprio passato. E se il più delle volte imbattersi in resti e strutture antiche significa blocco dei lavori con conseguente aumento di costi e tempi, per il Gruppo Building presieduto da Piero Boffa non è stato così. Pur avendo rinunciato a realizzare ben nove posti auto, si è guadagnato il merito di restituire alla città di Torino un pezzo della sua storia, rendendo così l’archeologia sempre più partecipata, pubblica e condivisa.

L’occasione si è presentata nel corso dei lavori di realizzazione di un parcheggio interrato all’interno di Quadrato, isolato residenziale in via delle Orfane 20, in quell’area del centro storico che racchiude i resti della città romana di Augusta Taurinorum con le case dell’aristocrazia e gli edifici pubblici di età imperiale cui si sono sovrapposte le testimonianze della prima spiritualità cristiana.

Qui tre anni fa, durante i lavori di restauro dell’ex convento di Sant’Agostino, venivano rinvenuti tre ambienti e un corridoio dalla stratigrafia complessa, oggi area archeologica a cielo aperto, dotata di tettoia e visitabile (visite a cura di Arcana Domus). «Quella che vediamo, spiega Stefania Ratto della Soprintendenza, responsabile scientifico dello scavo, corrisponde alla fase romana risalente al I-II secolo».

Pochi gli elementi di datazione, tra cui un paio di monete di Lucilla, moglie di Lucio Vero. Il rinvenimento più significativo è l’emblema (parte centrale) di un mosaico a tessere bianche e nere che raffigura il mito di Atteone aggredito dai suoi cani mentre si sta trasformando in cervo per volere di Artemide.

Dalla composizione e disposizione dei vani (caratterizzati da pavimenti in scaglie di pietra e malta), sembrerebbe trattarsi non tanto di una domus, bensì di un edificio pubblico e commerciale. Nei secoli successivi l’area diventa un cimitero e a testimoniarlo sono le dodici sepolture a inumazione prevalentemente infantili. Alcune buche nel terreno per i pali invece attestano in età altomedievale un insediamento fatto di capanne.

Al cantiere di scavo, i cui lavori termineranno nella prossima primavera, hanno dato il proprio contributo scienziati, biologi, archeologi, antropologi e restauratori unitamente agli studenti del Corso di laurea in Conservazione e Restauro dei beni culturali dell’Università degli Studi di Torino in convenzione con il Centro Conservazione Restauro La Venaria Reale. Gli interventi sono stati possibili grazie al Gruppo Building con il sostegno della Fondazione Crt e del Mibact.

Laura Giuliani, da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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