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Mostre

Al Museum Ludwig anche i suoi possibili falsi

L'istituzione di Colonia verifica in una mostra l’Avanguardia russa della propria collezione

«Venditrice di arance» (1916) di Natalja Goncarova (particolare), Colonia, Museum Ludwig. © VG Bild-Kunst, Bonn 2020. Foto: Rheinisches Bildarchiv, Köln / Russian Avantgarde Research Project

Anche il Museum Ludwig ha deciso di cimentarsi con uno dei temi più scottanti per le collezioni museali d’arte del nostro tempo: insieme a quello delle provenienze, la gestione trasparente delle contraffazioni e dei possibili falsi che ospita, la questione dell’autenticità nella sua collezione; lo fa con l’interessante mostra «Avanguardia Russa al Museum Ludwig. Originali e Falsi: domande, ricerche, chiarimenti» aperta fino al 3 gennaio.

È noto che l’Avanguardia russa è stata in particolar modo vittima di spettacolari, ripetute falsificazioni nella seconda metà del ’900, spesso a causa della sua ritardata ricezione dovuta allo Stalinismo; negli ultimi anni molte mostre sono state organizzate, in Europa e non, proponendole come originali poi clamorosamente smascherate dal pubblico degli esperti.

Per non correre il rischio di scivolare nello stesso errore il museo renano ha fatto esaminare le sue collezioni di dipinti da studiosi di fama internazionale per identificare possibili, errate attribuzioni. La mostra presenta i primi risultati di questa ricerca su oltre 600 opere del periodo 1905-30 tra cui oltre 100 dipinti.

Si inizia con 30 lavori fra gli altri di Natalja Goncarova, Kliment Redko, Nikolai Suetin, Nina Kogan ed El Lissitzkij, presentando metodi storici e tecnologici che hanno reso riconoscibili la mano, lo stile, la grafia artistica di ciascuno così come le errate attribuzioni.

Oltre ai dipinti di sua proprietà il Ludwig espone anche alcuni selezionati prestiti provenienti dal madrileno Thyssen-Bornemisza e dalla Collezione Costakis al MOMus di Salonicco, accompagnati dai risultati della ricerca sulla provenienza e le tecniche di indagine (Ir e Rx) messe in atto per analizzarne tessuti e pigmenti: un viaggio nel dietro le quinte del museo.

Francesca Petretto, da Il Giornale dell'Arte numero 411, ottobre 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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