Al Met le new women della fotografia

120 autrici, attive fra gli anni ’20 e ’50, che raccontarono le trasformazioni sociali e politiche dell'epoca

Florence Henri, «Portrait Composition (Femme aux cartes)», 1930 (particolare). © Galleria Martini & Ronchetti, courtesy Archives Florence Henri; Image © The Metropolitan Museum of Art. Art Resource, NY
Monica Poggi |  | New York

Berenice Abbott, Karimeh Abbud, Imogen Cunningham, Florence Henri, Eiko Yamazawa, Germaine Krull, Dorothea Lange, Dora Maar, Tina Modotti, Lisette Model, Florestine Perrault Collins e Gerda Taro, basterebbe questo elenco per rendere credibile un nuovo modo di dire: «Dietro ogni grande fotografia c’è sempre una grande donna!». Sono solo alcune fra le 120 autrici a cui The Metropolitan Museum of Art dedica «The New Woman Behind The Camera», dal 2 luglio al 3 ottobre.

La mostra, curata da Andrea Nelson e prodotta in collaborazione con la National Gallery of Art di Washington (dove arriverà a fine ottobre), raccoglie il lavoro delle tante che hanno utilizzato il linguaggio fotografico fra gli anni ’20 e ’50. Se da un punto di vista storico si è scelto di restringere il campo a un periodo preciso, da quello geografico lo sguardo è il più ampio possibile, includendo autrici di più di 20 Paesi.

Con storie e provenienze molto diverse fra loro, le fotografe presentate hanno raccontato le trasformazioni sociali e politiche di questo periodo attraverso il proprio personale punto di vista e approcci che comprendono la ritrattistica in studio, la fotografia di moda e pubblicità, la sperimentazione artistica, la ricerca etnografica e il fotogiornalismo. In linea con l’odierno clima di rilettura degli sviluppi dei linguaggi artistici attraverso una lente maggiormente inclusiva, la mostra testimonia ancora una volta il grande numero di autrici che si sono distinte nell’uso della fotografia, riuscendo anche a occupare ruoli di particolare rilievo in tempi in cui erano dominati in larga misura da uomini.

Organizzata tematicamente in otto sezioni, si concentra sulla modernità di queste figure, definite appunto «New Woman», che attraverso le loro immagini hanno saputo trovare un’occasione di emancipazione e autodeterminazione, a cui è dedicato anche un corposo catalogo che ne ripercorre le gesta.

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