A Le Bal i toccanti ritratti di Judith Joy Ross

Quarant’anni di carriera della fotografa statunitense esemplificati in 130 scatti attinti dalla collezione dell’artista, in un allestimento organizzato dalla Fundación Mapfre di Madrid

Judith Joy Ross, «Sin título, Eurana P». © Judith Joy Ross, courtesy Galerie Thomas Zander, Cologne
Luana De Micco |  | Parigi

«Per tutta la vita ho voluto fare l’artista, poi ho scoperto la fotografia. Nella macchina fotografica ho trovato uno strumento per entrare in connessione con il mondo»: Judith Joy Ross (1946) è considerata una delle maggiori ritrattiste contemporanee. Le Bal le dedica una monografica, «Judith Joy Ross. Photographies 1978-2015», dal 16 marzo al 18 settembre, mostra organizzata dalla Fundación Mapfre di Madrid (dove si è tenuta fino al 9 gennaio), prima retrospettiva di questa importanza in Europa, con 130 scatti attinti dalla collezione dell’artista.

Innocenza e perdita, coraggio e paura, amarezza e bellezza, resilienza e disincanto: questi i temi che la fotografa statunitense ha esplorato in quarant’anni di carriera. Il suo sguardo si è spesso fermato sugli «invisibili», gli sconosciuti incontrati nei viaggi attraverso gli Stati Uniti, gli allievi delle scuole pubbliche di Hazleton, la sua città natale, che ha seguito per tre anni dal 1992, i migranti africani nelle vie di Parigi, gli operai del nord-est della Pennsylvania, dove è cresciuta.

Ha realizzato alcuni dei suoi ritratti più toccanti tra i visitatori del Memoriale della guerra del Vietnam, tra i soldati riservisti dell’esercito Usa in attesa di partire per la guerra del Golfo e tra i militanti che manifestano per la pace. Judith Joy Ross «è innanzi tutto un’artista dall’intuizione rara. Registra con delicatezza infinita, senza il minimo sentimentalismo né ironia, spiega il curatore Joshua Chuang, i volti e gli atteggiamenti delle persone, prestando sempre attenzione alla complessità della loro identità e senza mai idee preconcette».

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