A Gratosoglio con le api

Ha inaugurato in un palazzo di Unipol in un difficile quartiere di Milano l’iniziativa THEDAP all’interno del progetto Missaglia Art Park, che apre con un'opera site-specific di Thomas Libertiny

L'installazione «Bee as Being» di Thomas Libertiny all'interno del palazzo di Unipol
Riccardo Deni |

Il 14 settembre a Milano ha inangurato l’iniziativa «THEDAP», all’interno della cornice di Missaglia Art Park, ambiente urbano che nasce da un’iniziativa di UrbanUP|Unipol, nell’ambito del Progetto «Inoltre- Sharing The City» nello storico quartiere Gratosoglio, all’incrocio dell’importante arteria che unisce la zona Sud con il Centro di Milano, in una importante operazione di rigenerazione urbana (e si spera futura gentrificazione) a carico di Unipol su uno dei palazzi della sua immensa dotazione immobiliare.

L’idea di «THEDAP» è quella di divenire uno spazio espositivo dinamico e poco convenzionale, in cui architettura, arte e presenza nel quartiere cercheranno di essere gli elementi a supporto di un processo inclusivo progressivo, «un’attività di urbanismo tattico», come viene definita dalla stessa UNIPOL. L’intervento più significativo di questo 14 settembre all’Art Park è stata in particolare l’installazione di Thomas Libertiny, con il suo «Bee as Being».

Il designer di origine slava di base in Olanda, tra i protagonisti della Biennale di Architettura, con la curatela di Gianluigi Ricuperati, si esprime in due punti tanto evidenti quanto cruciali di Dap. La facciata su via dei Missaglia, dove un pattern da alveare copre gran parte dell’edificio, e nell’installazione di una delle sue sculture fatte dalle api, opera che riassume la poetica del lavoro di Libertiny, posta, per l’occasione, all’interno della struttura disegnata da Michele De Lucchi.

L’opera di Libertiny, frutto del lavoro operoso di sessantamila api nel corso di un anno, è innanzitutto un richiamo emblematico alla collaborazione tra specie, come sottolinea lo stesso curatore Gianluigi Ricuperati, una sorta di silenzioso inno naturale che echeggia in un momento storico nel quale, forse nella fase calante della crisi pandemica, il mondo si trova ad interrogarsi nuovamente circa le urgentissime istanze ecologiche che riguardano il futuro di tutti noi.

Le api, metafora perfetta per questa contemporaneità, tra le specie più sensibili all’inquinamento dell’atmosfera, plasmano la materia in questo eterno mix di cooperazione e autonomia naturale che raffigura l’equilibrio dell’uomo nel mondo. Libertiny, poi, con audacia, inserisce questa scultura in un frigorifero, riferimento crudo (l’elettrodomestico è in acciaio e vetro temperato) ad una artificialità espositiva, quasi fosse una capsula di qualche genere per l’ibernazione, il passaggio metaforico di un messaggio alle nuove generazioni, ed anche una dissacrante presa di posizione verso l’arte, non già esposta apollineamente in un museo per gli occhi dei visitatori, ma in un luogo altro che è portatore di un dispaccio.

Infine, una nota tra il mimetico (alla Wim Delvoye, i maiali tatuati, o alla Boetti, gli arazzi) e l’ironico: nel frigo dove sta il barattolo di miele oggi trovate le api. Un’opera che sembra ben restituire il senso non solo espositivo e forse ludico di THEDAP, ma il ruolo che l’Art Park vuole interpretare nello storico quartiere Gratosoglio.

© Riproduzione riservata La facciata del palazzo di Unipol con l'intervento di Thomas Libertiny
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