Marco Eusepi in un luogo senza tempo

Una personale dell’artista laziale all’interno dell’insolito e affascinante spazio dell’antica Litografia Bulla

Una veduta della porta dell’ingresso e della vetrina della Litografia Bulla. Foto Carlo Romano
Giorgio Guglielmino |  | Roma

Avete visto il film di Woody Allen Midnight in Paris dove a mezzanotte il protagonista, per incanto, si ritrova in una Parigi di inizio Ventesimo secolo? È la stessa sensazione che si prova entrando per la prima volta nella Litografia Bulla in via del Vantaggio, a pochi metri da piazza del Popolo a Roma. Ci si trova, infatti, in una sorta di antro pieno all’inverosimile di pietre litografiche e macchinari di altri tempi.

A gestire la Litografia Bulla, della stessa famiglia da 200 anni, sono adesso le giovani Beatrice e Flaminia che, con l’aiuto del padre, hanno aggiunto all’attività di stampa anche quella espositiva con opere prodotte per piccole personali da artisti che si confrontano con le tecniche di stampa. Il passato della Litografia Bulla annovera autori del calibro di Giorgio De Chirico e Jim Dine, fino ad arrivare alla produzione dei complessi multipli di Enzo Cucchi e Jannis Kounellis.

Più di recente è stata la volta di Gianni Politi, Louis Fratino e ora, con lavori esposti sino al 9 febbraio, del poco più che trentenne Marco Eusepi. La sua personale, intitolata «Fioriture» è composta da monotipi che tra l’astratto ed il gestuale rappresentano fiori. Vi è un richiamo ad alcune fotografie sfuocate di fiori scattate da Cy Twombly seppur nelle opere qui esposte i petali non appaiono appassiti bensì ancora carichi di linfa vitale.

Completa la mostra un libro d’artista che contiene una serie di litografie a colori stampate su delicata carta giapponese semi-trasparente. Il volume si inserisce in un preciso progetto grafico di Beatrice e Flaminia Bulla il cui fine, come dicono le stesse ideatrici, è quello di «creare un progetto grafico editoriale che possa raccontare la storia di due realtà che si incontrano, diventando l’una complice dell’altra nella creazione di un libro d’artista pensato, progettato ed eseguito nei tempi necessari, dettati dalla tecnica, ma anche, e soprattutto, dalla volontà di sperimentazione dell’artista».

Il tempo come strumento necessario alla creazione dell’opera ma anche il tempo sedimentato negli spazi della stamperia dove passato e presente si fondono.
D’altra parte lo diceva anche T.S. Eliot nell’incipit di uno dei suoi Quattro Quartetti:

«Il tempo presente e il tempo passato

Son forse presenti entrambi nel tempo futuro,
E il tempo futuro è contenuto nel tempo passato».

In questi tre versi di poesia vi è la storia della Litografia Bulla.

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