Il Padiglione Malta alla Biennale di Venezia 2022

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Il Padiglione Malta alla Biennale di Venezia 2022

Sarebbe piaciuto a Caravaggio il Padiglione Malta

Alla Biennale di Venezia 2022 la trasposizione in un linguaggio contemporaneo della «Decollazione di san Giovanni Battista», dipinta a Malta nel 1608, ha trovato il suo doppio nell’installazione di Arcangelo Sassolino, Giuseppe Schembri Bonaci e Brian Schembri

Fuoco, scoppi, acciaio, sarebbe piaciuto a Caravaggio il Padiglione Malta della Biennale di Venezia 2022. La trasposizione in un linguaggio contemporaneo della «Decollazione di san Giovanni Battista», dipinta nel 1608 appositamente per l’Oratorio della Cocattedrale di Valletta a Malta, la più grande opera mai dipinta da Caravaggio e l’unica firmata (Domenico Merisi, con il sangue che cola dalla decollazione) ha trovato il suo doppio nell’installazione di Arcangelo Sassolino, Giuseppe Schembri Bonaci e Brian Schembri.

Lo spazio severo e buio è occupato da sette vasche piene d’acqua, che riecheggiano la presenza dei sette personaggi del dipinto e accolgono una pioggia di luminosi lapilli di acciaio fuso che cadono veloci dal soffitto, per spegnersi tra gli sfrigolii risultati dalla fusione a 1500 gradi della lastra (di acciaio) posta sulle teste dei visitatori, delle medesime dimensioni dell’opera di Caravaggio. «Volevo liberare il metallo, dargli luce, dice Sassolino, il cui costante desiderio è di  portare la materia, qualsiasi essa sia, a limiti estremi. Al contempo il fuoco che piove dal cielo, fugace, instabile, prezioso e lucente, viene inghiottito dal buio. Era anche mia intenzione spogliare la scultura di metallo dalla forma, farla diventare tempo e luce».

Nel buio e nella luce che lo illumina ritroviamo così il pittore, mentre nella grande lastra incisa di Schembri Bonaci e nella musica di Schembri (non sono lo stesso ma due diversi) ritroviamo sfide antiche. «Volevamo creare un’installazione che fosse spirituale, non religiosa e che fosse contemporanea, che si impegnasse con Caravaggio senza copiarlo, che non replicasse la decollazione, ma ne prendesse spunto, dice il curatore Keith Sciberras, anche le proporzioni del lavoro di Schembri Bonaci, il grande lenzuolo che si legge da entrambi i lati, è della stessa dimensione di quello della decollazione. Abbiamo scelto le parole di Ezechiele: “Queste ossa possono vivere?” riprodotte nelle sette lingue del Mediterraneo. Uno può tentare di leggere, ma è una sfida, a seconda della lingua che sa, italiano, maltese, arabo o aramaico o altre. La musica di Schembri proviene da un canto gregoriano e da due composizioni maltesi, la coreografia che ha progettato perle gocce composta da sette voci si basa sul martirio di san Giovanni».
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«Sono partito da una riflessione generale sulla decollazione, spiega il curatore Jeffrey Uslip, che mi interessa in quanto è sempre stata attuale, chi è “contro qualcosa viene sempre decollato, è uno status quo contro la verità. In particolare in questo caso è interessante illuminare i blind spot, gli angoli bui, dobbiamo liquefare l’acciaio per fare spazio a un nuovo modernismo».

Il fatto che Sassolino sia un artista italiano, è nato a Vicenza nel 1967 e vive non lontano, che non sia maltese e che rappresenti Malta non ha fatto grande differenza. «Il progetto è maltese al 100%, ma nell’arte possiamo parlare di internazionalità; quando guardiamo la storia di Malta partiamo da Caravaggio e Mattia Preti: diciamo che sono maltesi o italiani? La simbiosi che c’è tra l’arte maltese e quella italiana è sempre stata molto intima. Arcangelo Sassolino ha studiato la storia di Caravaggio, è stato un processo di studio eccitante e immersivo, anche a Valletta nell’Oratorio. Poi se uno è nato a Vicenza o a Valletta è uguale. Questo progetto deve far vedere Malta? Non per forza, è un’espressione artistica e anche un risultato degli scambi internazionali che ci sono in Biennale».

Di chi è la diplomazia astuta? «Di Caravaggio. È venuto a Malta da fuggitivo, partendo da Napoli. Non  per dipingere o per visitare, ma per diplomazia; qui stiamo dicendo che nella storia politica contemporanea c’è bisogno di una spinta verso la diplomazia astuta. Tutto è diventato topico con l’invasione russa, nessuno aveva pensato che avremmo visto di nuovo l’acciaio in questa forma: la materia che distrugge, piove dal cielo in un’energia di luce che porta distruzione».

Il Padiglione Malta alla Biennale di Venezia 2022

Michela Moro, 22 luglio 2022 | © Riproduzione riservata

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